Anche nel processo nato dall'indagine "Petrolmafie", in corso nell’aula bunker di Vibo Valentia, le intercettazioni da trascrivere sono numerose e (come spesso accade) il tempo inizialmente concesso ai periti non è stato sufficiente. Per questa ragione il collegio giudicante - presieduto dal giudice Giorgia Maria Ricotti, a latere Laerte Conti e Roberta Ricotta - ha concesso questa mattina un’ulteriore proroga di 90 giorni a partire dal 10 aprile, giorno in cui scade il precedente termine, sempre di tre mesi, stabilito al momento del conferimento dell’incarico lo scorso 10 gennaio. Per rendere l’idea della mole di file audio, tra intercettazioni telefoniche e ambientali, basti pensare che nell’udienza di oggi è stata anche sciolta la riserva su un ultimo "rit" (ovvero il numero identificativo del registro delle intercettazioni che comprende un gruppo di captazioni) su cui erano sorte alcune questioni: solo questo è composto da circa 670 file.

I periti, su sollecitazione del pm della Dda di Catanzaro Andrea Mancuso, si sono comunque detti disponibili “già da domani” a effettuare un deposito parziale di quanto trascritto fino ad adesso. Il deposito completo, in ogni caso, è stato fissato per il 10 luglio.

Il Tribunale ha inoltre autorizzato i giornalisti che ne hanno fatto richiesta a effettuare riprese che però, così come avvenuto anche per il maxi processo Rinascita Scott, potranno essere diffuse solo alla fine del primo grado di giudizio per evitare condizionamenti. Fino a quel momento è solo possibile, per la stampa, diffondere immagini o brevi filmati senza audio.