Il papà Antonino Pesce, ritenuto a capo della potente famiglia di Rosarno, è stato condannato all'ergastolo

Dovrà scontare otto anni e dieci mesi di reclusione il boss Francesco Pesce. La pena inflittagli dalla Corte d'Appello è stata rideterminata dalla Cassazione a seguito del ricorso presentato dal suo legale. Si è concluso, dunque, innanzi alla quinta sezione penale dei giudici del Palazzaccio, il lungo iter giudiziale che ha riguardato Francesco Pesce, 39 anni,  figlio del più noto Antonino cl. 1953, detto "Testuni", condannato all'ergastolo e considerato, dopo la morte dello zio Giuseppe e nonostante sia detenuto ininterrottamente da oltre 25 anni, il reggente della omonima cosca mafiosa operante sul territorio di Rosarno.

L'operazione di polizia, denominata in codice "All Inside", era scattata all'alba del 29 aprile 2010 con l'esecuzione di un decreto di fermo, emesso dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria nei confronti di 57 personaggi ritenuti appartenere alla cosca di ndrangheta "Pesce" di Rosarno.

A conclusione del giudizio di primo grado, celebratosi con le forme del rito abbreviato, Francesco Pesce veniva condannato dal Gup di Reggio calabria alla pena di anni 20 di reclusione per associazione mafiosa, detenzione e porto di armi, riciclaggio ed intestazione fittizia di beni. La Corte di Appello confermava il giudizio sulla responsabilità penale riducendo la pena ad anni 16 e mesi 8 di reclusione. Ma i giudici della Cassazione hanno inteso annullare la sentenza e rideterminare la pena per uno degli elementi di spicco della potente famiglia di Rosarno