Un concerto pieno di emozioni al teatro Comunale di Mendicino (Cs). Due ore di live tra ricordi, armonie jazz e calda bossanova

di Alessia Principe

Il jazz a modo suo. Jazz in nero scanzonato, jazz mescolato, emozionante, ipnotico e familiare. Enrico Granafei: virtuoso sperimentatore col fuoco nelle mani, la battuta pronta e un mare di ricordi da condividere con la sua truppa di amici cosentini ritrovati a ogni volo oltre Oceano. Granafei torna, com’è sempre tornato, come sempre tornerà, facendo un giro largo, imbracciando la sua chitarra nei club di Berlino, nei festival di jazz di tutto il mondo, ma rigenerandosi solo nella sua Cosenza, una casa e un ristoro. Così è la sua vita d'artista, dall’estate all’inverno: suonare e ancora suonare nel suo Trumpets jazz club in New Jersey, serbando un biglietto d'aereo in tasca da usare all'occorrenza.

Enrico Granafei è tornato anche oggi a casa. «Dove suono stavolta?» ha chiesto all’amico Renato Costabile che ha in cura la programmazione del neonato teatro Comunale di Mendicino. «Ma qui». Il sindaco del Comune, Antonio Palermo, gli ha consegnato una targa per ringraziarlo di un live che resterà una cartolina di merito per una struttura che promette bene. «Qui c’ho bazzicato parecchio in gioventù», ha ringraziato l’artista. Granafei ha serbato un ricordo commosso, col cuore in gola, per  l’amico Totonno Chiappetta che l’anno trascorso s’è portato via. Raccontando, senza tristezza, delle scorribande insieme, dell’America che l’attore cosentino ha accarezzato senza metter radici, delle sonate con Totonno all’aeroporto quando venivano entrambi colti dall’improvvisazione e dall'urgenza di condividere versi e accordi. L’applauso per Chiappetta è stato il più lungo e commosso della serata. Ma la musica ha raccolto insieme tutte le emozioni grazie a quelle armonie che hanno fatto di Granafei un ambasciatore di creatività ed estro, un musicista a cui sempre piace raccontare com’è andata: com’è andata quando provava e riprovava l’armonica free hands, com'è andata quando in Finlandia gli raccontarono la barzelletta sulla poca cura che hanno da quelle parti alle conversazioni di cortesia se tolgono tempo al bere, com'è andata che il suo cuore è rimasto sempre qui.

Due ore di concerto, con la platea ricolma di ricordi passati e quelli pronti a fabbricarsi all’uscita dal teatro. La sua armonica cromatica è scivolata tra scale e vibrati, la sua chitarra – realizzata dal liutaio Ligati - incantava tra bassi e alti impennati e ritmati. «Bona venuta» ha detto mentre si accollava gli strumenti. Il musicista ha condotto il pubblico in un viaggio che attraversato i continenti: l'ha lasciato volteggiare sull'isola di Aruba in parapendio tra gli arpeggi, gli ha mostrato l’eleganza musicale delle notti nei club newyorchesi, lasciandolo poi planare a Cosenza con volteggi da bossanova. La complessità delle strutture ritmiche si stemperava, man mano nella semplicità della sua improvvisazione che è poi l’anima del jazz che è un po’ anche anima di questo Sud.

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