Una coppia barbaramente uccisa per volere della ‘ndrangheta. La verità emerse nel 2009  dopo anni di processi e colpi di scena

Venticinque anni fa, proprio il 4 gennaio un’aria ancora di festa aveva dato inizio ad un anno nuovo, che archiviava il 1991, l’anno del primo scioglimento per infiltrazioni mafiose, l’orologio rintoccava le 19:00, quando una telefonata avvisava i carabinieri di un’esecuzione in via dei campioni. Una Peugeot 205 con la chiave ancora inserita.

Duplice omicidio. L’immagine apparsa ai carabinieri si mostrò raccapricciante: il corpo del sovrintendente Aversa giaceva esanime in auto mentre la moglie, Lucia Precenzano, era distesa sullo stradone agonizzante; poco dopo morì in ospedale. La coppia era uscita per trascorrere qualche ora con degli amici e, durante il ritorno, verso la loro dimora qualcuno li aveva freddati con 15 colpi.

La falsa testimonianza. Sin da subito, visto il ruolo professionale del sovrintendente e la sua lotta nei riguardi della criminalità locale, le indagini si erano indirizzate verso le famiglie malavitose locali e sulla ricerca di testimoni presenti sul luogo del delitto, in un orario di passeggio per la cittadinanza. La ricerca dei testimoni portò i suoi frutti quando comparve Rosetta Cerminara che accusò coloro che vennero individuati quali responsabili del tremendo omicidio. Gli imputati furono Renato Molinaro e Giuseppe Rizzardi condannati e successivamente assolti. La loro assoluzione avvenne perché Rosetta Cerminara, teste chiave del processo, premiata nel 1997 dal Presidente della Repubblica, aveva dichiarato falsità, accusando l’ex fidanzato e l’amico solo per vendetta.

I pentiti. Nel mentre erano spuntati dei pentiti che avevano indicato due pugliesi, della Sacra corona unita, quali i reali killer del duplice omicidio, Salvatore Chirico e Stefano Speciale. Ad averli assoldati Antonio De Giorgi che venne condannato all’ergastolo. Le forze dell’ordine si concentrarono anche sui capofamiglia dei casati di ‘ndrangheta lametini che, però, inizialmente, vennero assolti ma successivamente nel 2009 il boss lametino Francesco Giampà, “u professori” venne condannato come mandante. (f.t)