Una rete fitta, fatta di complicità, silenzi e ospitalità logistica, che avrebbe permesso a Pasquale Megna di sparire nel nulla dopo l’omicidio di Giuseppe Muzzupappa, avvenuto il 26 novembre 2022 a Nicotera Marina. La Procura della Repubblica di Vibo Valentia, guidata da Camillo Falvo, ha chiuso il cerchio sui presunti complici del killer (oggi collaboratore di giustizia), chiedendo il rinvio a giudizio per sette indagati.

Gli indagati: chi sono i presunti favoreggiatori

Secondo l'impianto accusatorio, diverse figure avrebbero contribuito, a vario titolo, a proteggere la latitanza di Megna o a inquinare le prove nell'immediatezza del delitto. Ecco i nomi per i quali è stato chiesto il processo:

  • Francesco Congiusti di Nicotera Marina è accusato di aver smontato l'impianto di videosorveglianza del Bar Planet subito dopo gli spari per sottrarre le immagini agli investigatori.
  • Costantino Panetta di Vibo Valentia avrebbe fornito il rifugio più duraturo, ospitando Megna in un appartamento in via Giovanni Falcone dal 27 novembre 2022 fino al giorno dell'arresto (9 gennaio 2023).
  • Angelo Carrieri di Nicotera Marina avrebbe guidato l’auto del killer subito dopo l’agguato, favorendone lo spostamento verso la zona di Monte Poro.
  • Emanuele Carrieri e Fortunato Gurzì, entrambi di Nicotera Marina, rispondono di aver reso dichiarazioni false o reticenti ai Carabinieri per ostacolare la ricostruzione dei fatti.
  • Pantaleone Lentini di Comerconi e Gennaro Borzì di Spilinga avrebbero garantito supporto logistico e ospitalità nelle fasi iniziali della fuga.

Il piano per "coprire" il killer

L'inchiesta documenta un vero e proprio sforzo collettivo per garantire l'impunità a Megna. Mentre Congiusti agiva sulle prove materiali (i video del bar), Angelo Carrieri si occupava dell'esfiltrazione rapida dal luogo del delitto. La latitanza si è poi spostata strategicamente tra le colline del Monte Poro e il cuore di Vibo Valentia, dove Costantino Panetta avrebbe garantito quella "copertura di lungo periodo" interrotta solo dal blitz dei Carabinieri nel quartiere Feudotto.

Verso il processo

L'udienza preliminare del prossimo 4 marzo dovrà stabilire se gli elementi raccolti dalla Procura siano sufficienti a reggere un dibattimento. Il contesto è quello della criminalità organizzata vibonese, con Megna indicato come vicino al clan Mancuso, anche se il procedimento odierno si focalizza strettamente sui reati di favoreggiamento personale, aggravati dalla volontà di eludere le investigazioni su un omicidio di sangue.