Mileto, i mille volti della città normanna: dal suo nobile Dna al turpiloquio
Dalla poesia all'attesa di un futuro denso di incognite segnato dalla fuga di incognite segnato dalla fuga verso altri lidi in cerca di lavoro e dignità
di VINCENZO VARONE
Mileto, la nobile e antica città delle glorie ormai andate, è oggi è un misto di attesa, di incenso in abbondanza, di poesia costante, il perpetuarsi assillante di vecchi e mai tramontati riti e l’osceno desiderio di farsi male da sola. Questo quadro di insieme affonda le sue radici nel Dna dei suoi abitanti dove vi è traccia di sangue normanno e nello stesso tempo colto, stravagante, intelligente e ribelle. Ed è forse proprio per questo - come raccontano le cronache degli antichi “scrivani” – che qui decisero di sostare anche se per poco durante i loro viaggi Riccardo Cuor di Leone e Giuseppe Garibaldi. Il primo allo scopo - ci vien da pensare - di cibarsi di sano, coraggioso e santo spirito da impiegare nelle sante crociate; l’eroe dei due mondi - ci viene da supporre - per trovare da queste parti l’imbeccata giusta e vincente nelle sue ardimentoso imprese militari.
Partiamo con l ‘attesa, incominciando da quella effimera del mordi e fuggi - che insieme ai vecchi e mai tramontati riti dove ogni tanto fa spesso capolino la sdolcinata nostalgia del passato, dimenticando stranamente le arroganze e i soprusi di una classe dominante che qui per anni ha fatto il bello e il cattivo tempo - legata elle elezioni comunali che si terranno il 10 giugno. Elezioni che piaccia o no, pur con i loro difetti di cui nessuna stagione è stata immune, continuano ad essere la palestra della democrazia, dell’incontro e della chiamata alle armi. L’importante è che quanti si mettono in gioco decidano di fare le cose sul serio.
Spostiamoci adesso verso l ’attesa vera che è quella rivolta al futuro più prossimo che qui, purtroppo, non si vede, non si tocca, non si sente e non si avverte, tanto da costringere giorno dopo giorno le migliori energie ad avventurarsi verso altri lidi in cerca di pane, di dignità e di lavoro. Una fuga costretta dal bisogno e dalle tante promesse, puntualmente, non mantenute. Da qui la speranza che ci sia un’inversione di rotta, perché quanto non esiste il lavoro manca tutto e risulta, quindi, perfettamente inutile riempirsi la bocca con gli obiettivi programmatici ripresi da google e con il sistema del copia e incolla.
Ed eccoci adesso giunti alla poesia - che avvolge le strade e le vecchie vie di questo luogo dell’anima- racchiusa nel sapore leggero e nello stesso profondo che offre la parte più vera di questa città che si dona, che ragiona, che non strombazza né la sua fede, né la sua carità e né il suo sapere e che nel silenzio delle azioni tenta di costruire ponti e filiere di pace. La parte nascosta e infinitamente bella di Mileto che sa tenere la schiena dritta seminando giorno dopo giorno la speranza.
Nei titoli di coda abbiamo, infine, inserito l’incenso in abbondanza e l’osceno desiderio di farsi male da sola. Il primo non è quello delle nostre chiese , ma l’incenso spudorato che offrono i soliti navigati adulatori interessati all’ingenuo aspirante timoniere di turno. Occhio, dunque a questa gente, pronta ad applaudire nell’ora del trionfo e a tirarsi indietro nel giorno dell’immancabile e inevitabile sconfitta. Il secondo è da collegare al continuo turpiloquio verso tutto e tutti che va costantemente in onda in questa città dove “gruppi mascherati” se la spassano a dire male di tutto e di tutti, senza mai, però, avere il coraggio di sporcarsi almeno una volta le mani. A costoro viene, pertanto, spontaneo dire: Venghino, venghino a nche lor signori. Sulle montagne russe vi è posto per tutti. Si può accedere senza prenotazione. Basta essere forniti di biglietto e bavaglino.
