Operazione "Calimero", 4 indagati rispondono al gip: altrettanti fanno scena muta
Si sono tenuti ieri gli interrogatori di garanzia nel Tribunale di Vibo nei confronti delle otto persone finite ai domiciliari per spaccio di marijuana
Interrogatori di garanzia nella giornata di ieri al Tribunale di Vibo Valentia per le otto persone finite agli arresti domiciliari nell'ambito dell'operazione antidroga denominata "Calimero" che ha consentito di smantellare un'organizzazione dedita allo spaccio della marijuana. In quattro si sono difesi davanti davanti al Gip Gabriella Lupoli, altrettanti si sono invece avvalsi della facoltà di non rispondere.
Ha respinto ogni addebito il 33enne Giuseppe Fortuna, considerato dagli investigatori, vera e propria colonna portante della "rete di spaccio", dal momento che avrebbe messo a disposizione anche la propria casa. Si è avvalsa invece dalla facoltà di non rispondere sua madre, Mariuccia Franza, di 60 anni che a giudicare da quanto asseriscono gli inquirenti avrebbe "coadiuvato attivamente la condotta del figlio, apparendone consapevole e partecipe".
Dei due fratelli Ionadi, Giuseppe ha negato qualunque addebito, è rimasto invece a bocca cucita Francesco Umberto. Si è detto innocente pure Giuseppe Mazzone, 49 anni, di San Calogero, detto "Calimero", da cui ha preso il nome l'operazione. Ed ha provato a spiegare le proprie ragioni, infine, pure Antonio Ventrice di Pernocari. Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, infine, Francesco Costa, suo zio Ezio Mercuri.
