La parola fine è arrivata il 3 luglio 2025, quando la Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna dell’ex assessore Giuseppe Lainà, dichiarandolo completamente estraneo ai fatti per cui era stato processato: “Non ha commesso il fatto”. Si chiude così, dopo nove lunghi anni, uno dei procedimenti giudiziari più delicati e impattanti nella storia recente del comprensorio reggino: l’inchiesta “LEX”, che nel 2016 scosse l’intera comunità di Laureana di Borrello, provocando anche lo scioglimento del consiglio comunale, disposto dal Consiglio dei Ministri su proposta dell’allora Ministro dell’Interno Marco Minniti.

All’alba di quella giornata, elicotteri e militari svegliarono il paese, in un’operazione di grande impatto mediatico. Una scena che oggi, alla luce della pronuncia definitiva, risuona drammaticamente sproporzionata. “Mi portarono via tra le lacrime dei miei figli”, racconta oggi Lainà, “come un delinquente. Pensavo fosse uno scambio di persona. In carcere non puoi permetterti neanche di piangere. E ai colloqui non devi mostrare debolezza, per non spezzare chi ti ama”.

Dall’accusa di mafia all’assoluzione totale
Lainà era inizialmente accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, accusa poi derubricata in turbativa d’asta relativa a un appalto da circa 8.000 euro. In primo grado fu condannato a cinque anni di reclusione e all’interdizione dai pubblici uffici, condanna confermata in appello. Ma la Cassazione ha ribaltato tutto. Ha annullato la sentenza senza possibilità di nuovo processo, sancendo che non vi era alcun reato commesso. “Mi hanno distrutto la vita e quella della mia famiglia”, dice l’ex assessore. “Ho amministrato con trasparenza. Ma il danno è fatto. Intanto, chi ha dato impulso a questa inchiesta è stato promosso e ora riveste ruoli prestigiosi”. Lainà non risparmia una riflessione politica: “Minniti conosceva persone e cose. Non era estraneo alla realtà locale: alle elezioni, non disdegnava il mio sostegno”.
Una ferita ancora aperta per Laureana
Oltre alle conseguenze personali e familiari, il caso “LEX” ha lasciato una macchia indelebile nella storia amministrativa di Laureana di Borrello. Lo scioglimento del Comune, giudicato oggi improvvido e affrettato, ha comportato l’incandidabilità di diversi amministratori, incluso l’allora sindaco Paolo Alvaro. “Pensavo ai miei alunni”, confessa Lainà, insegnante. “Come spiegare loro che il loro maestro non era un criminale?”.
Oggi, pur con la libertà e il nome restituiti, Lainà racconta di convivere con insonnia, incubi e psicofarmaci. Una condanna invisibile che la giustizia formale non potrà cancellare.

La difesa: “Un processo costruito sul nulla”
Il legale dell’ex assessore, avv. Domenico Ceravolo, ha evidenziato come la debolezza dell’impianto accusatorio fosse emersa già nel corso del primo grado. “La derubricazione del reato e la successiva assoluzione mostrano chiaramente che il procedimento non avrebbe mai dovuto esistere”.

"Un'inchiesta demolita dai fatti, ma che ha inciso profondamente su vite, carriere, e sulla fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Oggi, con la verità giudiziaria definitivamente sancita, resta il dovere morale – per molti – di riflettere su quanto accaduto, e su ciò che si sarebbe potuto evitare".