"Libera" prova a scuotere le istituzioni, ma i problemi non mancano. Per i Comuni gli immobili costituiscono spesso un costo elevato

La Calabria è la terza regione italiana per beni confiscati alla 'ndrangheta ( 1811), preceduta solo da Sicilia (5515) e Campania (1918). Gli immobili ( e non solo) sono almeno 13mila in tutto il paese, appena 500 dei quali risultano ad oggi fruibili. Beni da trasformare "in luoghi di lavoro, di formazione, di cultura, di accoglienza e di servizio", secondo Libera. Nella loro gestione sono impegnate oltre 500 cooperative. Ma "il riutilizzo - scrive oggi la Gazzetta del Sud - viaggia a rilento". Soprattutto in alcune aree della regione.

A breve sono previste manifestazioni che prevedono l'apertura dei cancelli delle aziende che gestiscono vecchi tesori della 'ndrangheta. Ben sedici saranno i punti di ritrovo nelle province di Crotone, Reggio Calabria e Catanzaro. "Nessun contributo - scrive sempre il quotidiano messinese - arriverà  dai territori di Cosenza e Vibo".

Nel Vibonese, in realtà  sono stati dati immobili alla città capoluogo, a Rombiolo, Briatico, San Gregorio d'Ippona e Nicotera. A Limbadi, stenta ad essere avviato l'iter per la realizzazione dell'Università dell'antimafia. A Nicotera Marina, attenzione focalizzata su un palazzo nel quale si dovrebbe dar vita a un laboratorio musicale e ad una scuola di cinematografia. Ma i tempi si allungano e le procedure, avviate da anni, rischiano il pantano.