Il Codacons, nonostante l'emergenza sanitaria in corso, continua a mandare avanti le istanze riguardanti lo scandalo "gettonopoli" che ha travolto il Consiglio comunale di Catanzaro. Lo scorso 21 febbraio, infatti, aveva presentato all'Amministrazione Catanzarese formale richiesta di accesso agli atti per tutte le determine assunte dall'Ente in merito ai "rimborsi sostenuti dall’Amministrazione comunale di Catanzaro in favore dei datori di lavoro dei Consiglieri comunali nel periodo 2012 - 2017”. Per partecipare alle sedute consiliari e di commissione, infatti, è previsto un rimborso al datore di lavoro dei consiglieri comunali che svolgono attività di lavoro dipendente presso privati.

La risposta del Comune. Il Comune aveva risposto lo scorso 3 marzo, affermando che "attesa l'onerosità della richiesta che comprende attività di ricerca su cinque anni solari, l'Amministrazione provvederà ad evadere la richiesta compatibilmente con la gravosa attività lavorativa istituzionale in corso". Informando, dunque, che sarebbe stato necessario attendere, considerando anche l'emergenza Coronavirus che stava iniziando a prendere piede in tutta Italia.

La diffida dell'associazione. Adesso il Codacons ha presentato una diffida per chiedere al Comune di Catanzaro di determinare il termine entro cui il procedimento deve concludersi, precisando che, in assenza di determinazione, sarà di 30 giorni. Ha inoltre chiesto che e venga comunicato l'ufficio in cui si potrà prendere visione degli atti e, "in caso di perdurante silenzio dell’Ente", di disporre tutti gli opportuni accertamenti in ordine ai fatti valutando tutti i profili di illiceità penale e, conseguentemente, di individuare i responsabili e procedere nei loro confronti.