'Ndrangheta: faida di Volpiano, annullati due ergastoli ed una condanna a 30 anni
Confermato in appello il carcere a vita per Rosario Marando e Natale Trimboli di Platì. Quattro i fatti di sangue al centro del processo
La Corte d'Assise di Appello di Torino ha emesso la sentenza relativa alla c.d. “faida di Volpiano”, che vede imputati quattro soggetti ritenuti elementi di spicco del clan Marando di Platì, ritenuti responsabili, in primo grado, degli omicidi di Stefanelli Antonio, Stefanelli Antonino, Mancuso Francesco, tutti di origine calabrese (fatti di sangue avvenuti l’1 giugno 1997 a Volpiano, in provincia di Torino, con i cadaveri delle vittime che non sono mai stati ritrovati), e di Romeo Roberto, avvenuto il 30 gennaio 1998 a Rivalta.

In primo grado, con sentenza emessa il 19 marzo 2014 dalla Corte d'Assise del capoluogo piemontese, Natale Trimboli, 47 anni, (difeso dagli avvocati Francesco Lojacono e Enrico Bucci), Gaetano Napoli, 45 anni, di Natile di Careri (avvocati Giovanna Araniti e Francesco Lojacono), Rosario Marando, 47 anni, di Platì (avvocato Wilmer Perga), Santo Aligi, 46 anni, di Sant'Ilario sullo Jonio (avvocati Mauro Anetrini e Mario Santambrogio) erano stati condannati alla pena dell’ergastolo, mentre Antonio Spagnolo, 55 anni, di Ciminà (avvocati Mauro Anetrini e Giuseppe Iemma) era stato condannato alla pena di 30 anni di reclusione.
Tale sentenza è stata oggi parzialmente riformata dalla Corte d'Assise d'Appello di Torino, che ha assolto Gaetano Napoli, Santo Aligi e Antonio Spagnolo, ed ha confermato il verdetto di primo grado con la condanna all'ergastolo nei confronti di Rosario Marando e Natale Trimboli.

Secondo la tesi accusatoria (sostenuta in aula dal pg Antonio Malagnino che aveva chiesto quattro ergastoli ed una condanna a 30 anni), solo parzialmente oggi accolta dalla Corte di secondo grado, la reazione omicida degli attuali imputati sarebbe stata scatenata dalla precedente uccisione di Francesco Marando, attribuita alle future vittime. Francesco, "Ciccio", Marando, all'epoca latitante, venne ritrovato cadavere a Chianocco, in Val di Susa, nel giugno del 1996. Il triplice omicidio dei due Stefanelli e di Mancuso sarebbe invece avvenuto a Volpiano in via Lombardore nella casa di uno dei fratelli Marando, anche se i corpi delle vittime non sono mai stati ritrovati. Gli Stefanelli ed i Marando erano legati dalle parentele e dagli affari. Una partita di cocaina non pagata avrebbe però scatenato la faida fra le due famiglie.
I difensori di Marando Rosario e di Trimboli Natale hanno già preannunciato di confidare nell’esito del ricorso per Cassazione che non mancheranno di proporre, anche sulla scorta della precedente pronuncia della Suprema Corte che in sede cautelare aveva ritenuto del tutto carente il quadro accusatorio, costituito soprattutto dalle dichiarazioni (de relato) dei collaboratori di giustizia Rocco Marando e Rocco Varacalli, nonché da quelle di Stefanelli Maria, sorella di due delle vittime e moglie del defunto Marando Francesco. (g.b.)
