'Ndrangheta e politica, Gratteri: "Pur di essere eletti si fa il patto con il diavolo"
Sui legami sempre più diffusi tra 'ndrangheta e politica interviene ancora una volta il procuratore capo della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro Nicola Gratteri che in due diverse interventi affronta il tema del momento.
Patto con il diavolo. Ai microfoni del Tgr della Calabria, il magistrato sostiene: "Il cittadino dovrebbe avere buona memoria. Basterebbe cominciare col non votare quel partito o quel politico che viene a casa e promette posti di lavoro. I politici - dice Gratteri sollecitato dalle domande di Alfonso Samengo - s'indignano sempre di meno, e non esitano a frequentare personaggi borderline, soprattutto quando si arriva a pochi giorni dalle elezioni e i candidati vengono presi dal panico, cominciano ad aver paura di non essere eletti e scendono a patti col diavolo". E alla domanda su chi, tra politica e 'ndrangheta, sia più influente in Calabria, il procuratore risponde senza esitazione: "La 'ndrangheta e' di gran lunga più influente".
I politici bussano alla 'ndrangheta. Qualche ora prima Gratteri era intervenuto al programma di RaiTre Agorà Estate durante il quale aveva rimarcato che “per combattere la ‘ndrangheta ci vuole fegato, milza e pancreas”. Per Gratteri la ‘ndrangheta ha il potere economico assoluto, pertanto è in grado di corrompere e comprare chiunque. Una volta uccideva, ora non ne ha più bisogno. “Una volta - ribadisce - la ‘ndrangheta corrompeva i politici, adesso i politici contattano la criminalità organizzata per acquisire pacchetti di voti in cambio di cospicui appalti pubblici. Ecco perché la ‘ndrangheta si sta imponendo a livello sociale e culturale. E’ temuta e rispettata a livello internazionale e le altre mafie ne hanno paura. E’ riuscita a incunearsi in tutti i settori della vita pubblica, concede maggiori opportunità lavorative nel contesto sociale in cui opera e anche nelle pratiche burocratiche riesce a sbrogliare situazioni per le quali gli enti pubblici ci impiegano mesi o anni. Si registra un’inversione di tendenza nel fenomeno: mentre trenta anni fa erano i mafiosi ad andare dal politico per chiedere piccoli o medi favori in cambio di voti; oggi sono i politici che vanno a casa dei mafiosi per avere pacchetti di voti in cambio, ad esempio, di appalti”.
