Maltrattamenti all'asilo, la Cassazione conferma le condanne per due maestre (NOMI)
I giudici escludono il semplice abuso dei mezzi di correzione per le vessazioni inflitte ai piccoli alunni. Pene a un anno e quattro mesi
La Corte di Cassazione ha messo il sigillo definitivo sulla condanna a un anno e quattro mesi di reclusione nei confronti delle insegnanti Anna Rita Stumpo e Anna Rita Rachieli.
Il verdetto dei supremi giudici conferma quanto già stabilito dalla Corte d’Appello di Catanzaro, ribaltando l'iniziale visione del Tribunale di Crotone: quello che accadeva tra le mura del nido non era un semplice eccesso educativo, ma un vero e proprio sistema di vessazioni e violenze.
Il nodo giuridico centrale ha riguardato la natura delle condotte. Mentre in primo grado la pena era stata contenuta in 4 mesi, l'appello ha accolto il ricorso della Procura pitagorica, trasformando l'imputazione da "abuso dei mezzi di correzione" a maltrattamenti.
I giudici hanno stabilito che le urla e le percosse non possono mai essere considerate strumenti didattici, portando così al quadruplicamento della pena e rendendo oggi esecutiva la condanna per le due docenti, già sospese dal servizio nell'aprile del 2017.
Le prove raccolte durante l'indagine hanno dipinto un quadro inquietante della vita quotidiana all'interno dell'istituto: bambini costretti a mangiare con la faccia rivolta al muro o rinchiusi in una "stanza buia" per punizione. Inoltre, le testimonianze delle madri hanno riportato casi di piccoli che avevano sviluppato il terrore dei serpenti, del buio e persino delle normali funzioni fisiologiche. Gli alunni proiettavano sui fogli il proprio malessere, raffigurando la scuola come una "prigione" dove venivano segregati i bambini considerati "cattivi".
A nulla sono valsi i tentativi delle imputate di minimizzare gli episodi durante i vari gradi di giudizio, definendo gli schiaffi e gli strattonamenti come semplici "buffetti".
Le intercettazioni ambientali e i video raccolti dagli inquirenti hanno raccontato una storia diversa, fatta di violenza fisica e psicologica incompatibile con qualsiasi finalità educativa. Con il rigetto dei ricorsi difensivi da parte della Cassazione, si chiude così una delle pagine più buie della cronaca scolastica locale.
