"La memoria in marcia", l'auto della scorta di Falcone arriva a Vibo
L'iniziativa è promossa da Tina Montinaro, moglie di Antonio, caposcorta che guidava davanti all'auto del giudice
Sarzana-Pistoia-Riccione-Monte San Giusto-Napoli-Vibo Valentia (dove Antonio Montinaro fece la scuola di polizia)-Locri-Palermo: questo e' il percorso che compira' la "Quarto Savona 15", l'auto sulla quale viaggiava la scorta di Giovanni Falcone e che salto' in aria il giorno della strage di Capaci.
L'iniziativa si chiama "La memoria in marcia" ed e' promossa da Tina Montinaro, moglie di Antonio, caposcorta che guidava davanti all'auto del giudice, insieme alla sua associazione che porta il nome dell'auto: "Finalita' associazione e' di andare in tutte le scuole d'Italia per far capire ai ragazzi che cosa e' successo nel '92 - ha spiegato questa mattina la donna, intervenuta allo stand della polizia a Tempo di Libri - Quella macchina, nella quale sono rimasti gli ultimi pensieri di mio marito, fece un volo di 300 metri; di quei ragazzi e' rimasto ben poco ma si legge bene il contachilometri: 100287. Ecco, questo numero e' impresso sui braccialetti che distribuiremo. Chi lo indossa continua a far camminare quella macchina, perche' se pensavano di fermarci si sono sbagliati: oggi sono cambiate parecchie cose".
Le tappe. A Palermo l'auto si fermera' alla caserma Lungaro da dove uscirono quel giorno gli uomini della scorta e il 23 maggio finira' il suo percorso nel giardino della memoria, dove e' caduta dopo lo scoppio. Quello che non e' soltanto un "rottame" ma un simbolo e' stato definito una "croce laica" da Giampaolo Trevisi, dirigente della polizia e direttore della scuola di Peschiera del Garda dove l'auto e' custodita in una teca di vetro: "Ogni sera ci sono persone che portano tre rose per i tre ragazzi della scorta, Antonio, Vito e Rocco, e si commuovono. E' un esempio anche per i nostri allievi". Secondo Montinaro iniziative come questa servono a combattere l'indifferenza: "Consiglio di guardare bene quel "rottame", per capire che cosa e' successo quel giorno". Poi ha aggiunto un appello: "Quell'auto come la strage di Capaci non sono solo mie, ma appartengono a tutta l'Italia. Ho condiviso la vita con un uomo coraggioso e questo mi da' la forza di andare avanti". Con i suoi due figli, ora quasi trentenni, la donna ha deciso di rimanere a Palermo e da li' testimoniare: "La mia presenza in quella citta' deve dire tutto anche senza aprire bocca. Poi giro tutte le scuole d'Italia, dove parlo, racconto e mi emoziono ogni volta". A Vibo la tappa è prevista per il 19 maggio.
