Dopo un lungo e complesso procedimento giuridico, che ha incluso una nuova fase istruttoria con l'audizione dei collaboratori di giustizia Marcello Fondacaro, Furfaro Arcangelo, Antonio Russo e Mazzacuva Piero Mesiano su richiesta del Sostituto Procuratore Generale Maria Pellegrino, si è concluso l'appello del maxi processo "Provvidenza." La sentenza è stata emessa dalla Prima Sezione Penale della Corte di Appello di Reggio Calabria.

L'indagine. L'indagine ruotava attorno ai presunti capi e affiliati della potente cosca mafiosa Piromalli. Il Tribunale Penale di Palmi aveva emesso una sentenza il 21 dicembre 2020 che aveva parzialmente accolto le richieste dell'accusa. Questa pronuncia è stata oggetto di appello sia da parte del pubblico ministero che da parte degli imputati condannati. La Corte di Appello ha confermato l'assoluzione di Piromalli Giuseppe, classe '45, difeso dall'avvocato Domenico Infantino. L'avvocato Infantino ha rafforzato ulteriormente la sentenza assolutoria presentando documentazione che smentiva le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Fondacaro Marcello. Quest'ultimo aveva affermato che Giuseppe Piromalli continuava a dare ordini dal carcere riguardo alle trattative di vendita dei suoi terreni a Capo Vaticano tramite il figlio Antonio, che lo visitava in carcere. Tuttavia, è emerso che in quel periodo, anche Antonio Piromalli era detenuto. L'accusa aveva sostenuto che Piromalli Giuseppe, in quanto leader storico della consorteria, avesse continuato a dirigere la cosca attraverso colloqui con parenti stretti, mentre si trovava in carcere per scontare condanne definitive emesse nei processi Tirreno e Cento Anni di Storia. Nonostante l'appello del pubblico ministero, le argomentazioni che avevano portato il Tribunale di Palmi a stabilire l'assoluzione sono rimaste intatte. Nel corso dei dialoghi intercettati in carcere, non erano emersi riferimenti a attività illegali, e i collaboratori di giustizia avevano descritto il ruolo di Piromalli Giuseppe come legato a eventi già giudicati.

La sentenza. a corte di secondo grado ha poi accolto l’appello proposto da Piromalli Antonio cl. '39 (difeso dall’avv. Francesco Nizzari, dall’avv. Domenico Infantino e dall’avv. Francesco Calabrese), condannato in primo grado alla 2 pena di anni 12 di reclusione per associazione mafiosa. In riforma la Corte di appello lo ha assolto con la formula “perché il fatto non sussiste”. Con l’appello il collegio difensivo ha evidenziato la smentita documentale della dichiarazione del collaboratore di giustizia Mesiani Mazzacuva (considerata una fonte d’accusa) e la sua inattendibilità ed ha evidenziato come le conversazioni intercettate escludessero il coinvolgimento dell’imputato nel delitto associativo.

Sono state confermate anche le assoluzioni di Cordì Francesco, Molè Michele, Comerci Nicola, Martino Maria, Minniti Vittorio, Bagalà Vincenzo, Barbaro Domenico, Dato Rocco.

Sono state confermate infine le statuizioni relative a Mazzaferro Girolamo, condannato in primo grado alla pena di anni 12 di reclusione per associazione mafiosa; Trimboli Giuseppe condannato in primo grado alla pena di anni 12 di reclusione per associazione mafiosa; Barbaro Giuseppe condannato in primo grado alla pena di anni 12 di reclusione per associazione mafiosa; Mazzaferro Teodoro condannato in primo grado alla pena di anni 15 di reclusione per associazione a delinquere (capo a), favoreggiamento di latitanti (capi d ed f), procurata inosservanza di pena (capo e).