La Corte d’Appello di Catanzaro ha assolto Alfonso Maria Cosentino, imputato nel procedimento sul fallimento della Banca Brutia di Cosenza, ribaltando la sentenza di condanna emessa in primo grado dal tribunale di Cosenza. Il processo si era celebrato con rito abbreviato.

I giudici di secondo grado hanno accolto le argomentazioni difensive degli avvocati Giuseppe e Marcello Manna, ritenendo «il fatto non costituire reato». Una pronuncia che modifica radicalmente l’impianto accusatorio sostenuto dalla Procura di Cosenza, guidata all’epoca dei fatti da Mario Spagnuolo.

L’inchiesta ipotizzava un coinvolgimento di vari componenti del Consiglio d’amministrazione della Banca nella concessione sistematica di crediti a soggetti privi di merito creditizio, in contrasto con gli interessi patrimoniali dell’istituto. Secondo l’accusa, le delibere sarebbero state adottate «in assenza di istruttorie adeguate e senza successivo monitoraggio o recupero» dei finanziamenti concessi, contribuendo alla dissipazione del patrimonio dell’istituto bancario.

Cosentino, che in primo grado era stato ritenuto responsabile per il suo ruolo nelle decisioni contestate, è stato invece assolto con formula piena in Appello, ponendo fine – almeno per ora – a una vicenda giudiziaria che aveva suscitato grande attenzione nel mondo bancario e politico locale.

Il dispositivo della sentenza sarà seguito, nei prossimi giorni, dal deposito delle motivazioni che chiariranno le ragioni giuridiche alla base della decisione.