Le somme autorità da sempre ci raccontano la mezza messa, per usare un’espressione tanto cara a Camilleri, ovvero la solita mezza verità. Il vizio è antico e comodo. Draghi e il suo governo dei migliori - voluto da quasi tutti e osannato da commentatori di grido e dalla tasca piena, nonchè dai matusalemme della politica e dagli astri nascenti che sperano di ricavarne vantaggi e stagioni di potere - non sono da meno.

La mezza messa gli uomini di Draghi - visto e considerato che lui come i re regnati parla solo nelle occasioni più importanti - la raccontano, infatti, ogni giorno nei salotti televisivi dove a turno vengono invitati. Il loro è un susseguirsi di parole vellutate e rassicuranti. Un modo quasi pio di dirci le cose. In buona sostanza “l’arte” malsana di imbrogliare in ogni occasione il popolo governato, composto, in questo periodo particolarmente difficile dove la fragilità dell’uomo si tocca con mano, da fitte schiere di padri di famiglia che non sanno più cosa fare per sbarcare il lunario.

Questi signori del palazzo su temi del momento - dal Covid alla crisi in generale in cui versa il paese - ci dicono e non ci dicono, spesso ci “annacano” e ogni tanto si lasciano scappare volutamente quello che vorremmo sentirci dire e poi strada facendo fanno esattamente il contrario, contando sulle impunità delle parole e a lungo andare sulla dimenticanza. Non vorremmo crederci ma si ha netta l’impressione che il loro incessante dire, usando la mezza messa, altro non sia che una strategia ben studiata allo scopo di stordirci e di renderci, quindi, schiavi, approfittando delle nostre paure, delle loro aspirazioni, delle loro comodità e dei loro disegni. Il disegno dei “migliori” che tiene insieme da qualche mese, in un ululato di potere, amici, ex nemici, uomini dai vari colori, generali, peones, potentati, soldati, caporali di giornata, scudieri e grandi firme. Tutto questo “per il bene dell’Italia”. Vorremmo tanto crederci, ma non ci crediamo.