'Ndrangheta, processo ai clan del Soveratese: l'inchiesta regge anche in Appello
La Corte d'appello di Catanzaro conferma la validità dell'inchiesta "Showdown" contro le cosche attive nell'area del Soveratese e, in particolare, contro il clan Sia-Procopio-Tripodi
Regge anche in Corte d'appello l'inchiesta "Showdown" contro le cosche del Soveratese. I giudici, al termine del processo di secondo grado, hanno ridotto a 13 anni (in primo grado gli erano stati inflitti 14 anni) la condanna nei confronti di Fiorito Procopio, ritenuto al vertice della cosca Sia-Procopio-Tripodi.
Le condanne. Il Collegio presieduto dal giudice Giancarlo Bianchi (a latere Grillone e Luzzo) ha riformato la sentenza di primo grado confermando le condanne a carico di Michele Lentini, 12 anni e sei mesi; Maurizio Tripodi, 12 anni e sei mesi; Pantaleone Gullà, 10 anni; Davide Sestito, 11 anni; Emanuela Spadea 1 anno e 4 mesi. Pena lievemente ridotta a 11 anni e 10 mesi per Alberto Sia. Rideterminate le condanne a carico di Gianluca Iiritano (4 anni e due mesi); Simone Borello (1 anno); Emanuel Procopio (1 anno e tre mesi); Laura Procopio (1 anno e 4 mesi).
Le assoluzioni. La Corte d'appello ha confermato anche le assoluzioni dell'ex vicesindaco di Soverato Teo Sinopoli e di due dipendenti comunali Massimo Procopio e Saverio Mirarchi. Assolti Sandrina Froiio, Pasqualino Greco, Salvo Gregorio Mirarchi, Giuseppe Pileci, Mario Sica, Lucia Tassone, Luigina Tripodi, Vito Tripodi.
Showdown. L'inchiesta, condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Catanzaro e della Compagnia di Soverato, ed a cui ha collaborato anche il Ros, ha ricostruito i contrasti interni sorti tra gli schieramenti una volta uniti dei Sia e dei Todaro, sostenuti rispettivamente dalla cosche Vallelunga e Novella, da un lato, e Gallace dall'altro. Una frattura che ha portato a una vera e propria guerra di mafia con decine di omicidi commessi tra il 2009 e il 2011.
