A partire dalla seconda metà degli anni Ottanta, su ispirazione di Mamma Natuzza, vide la luce l’associazione umanitaria “Cuore Immacolato di Maria Rifugio della anime”, poi trasformata in fondazione. Era esattamente il 13 maggio del 1987. Quel giorno nei locali di via Chiesa, al civico numero 2, sede della canonica, davanti al notaio Nunzio Naso, presente Natuzza Evolo, si ritrovarono per firmare l’atto costitutivo i cinquanta soci chiamati a far parte dell’associazione.

Nell’ordine: Pasquale Barone (sacerdote), Rosetta Blaschi (casalinga), Angelo Borgia (commerciante), Rosaria Callipo (casalinga), Annamaria Catanoso (medico chirurgo), Rocco Celestino (commerciante), Vittoria Chiaravalloti (casalinga), Marcello Colloca (avvocato), Mario Cortese (medico chirurgo), Domenico Antonio Crupi (geometra), Domenico Antonio Crupi (contabile), Felicetta D’Agostino (casalinga), Andrea D’Amato (industriale), Italia Diodati (casalinga), Carmela Fialà(pensionata), Caterina Filippone (casalinga), Francesco Fogliaro (impiegato), Nicola Fogliaro (insegnante), Angela Maria Fonti (farmacista), Carmela Fratini (casalinga), Francesco Frontera (medico), Giuseppe Furci(medico), Libero Giampà (professore), Salvatore Giampà (farmacista), Maria Angela Laureani (impiegata), Maria Leone (medico chirurgo), Angela Lococo (casalinga), Pasquale Luppino (medico), Antonino Mangone (impiegato), Valerio Marinelli (docente universitario), Antonio Mazza (impiegato), Francesco Misiano (estetista), Ester Montoro (professoressa), Maria Grazia Naccari (impiegata), Antonino Polito (floricoltore), Mario Porcelli (editore), Carlo Saccà (impiegato), Maria Sansalone (casalinga), Rosina Silipo (insegnante), Maria Antonietta Spatolisano (casalinga), Fortunato Tulino (dottore in economia e commercio), Serafino Ursetta (geometra), Francesco Vaccaro (rappresentante di commercio), Francesco Valente (geometra), Vincenzo Valente (medico chirurgo), Fortunato Domenico Varone (costruttore), Vincenzo Varone (giornalista), Marta Ventura (insegnante) e Ercole Versace (industriale). Alcuni dei firmatari dell’atto costitutivo dell’associazione oggi non ci sono più, ma fino agli ultimi giorni della loro vita hanno condiviso il progetto umanitario di Natuzza Evolo.

Scopo dell’associazione era - così come lo è oggi quello della Fondazione - “l’elevazione integrale dell’uomo, la sua educazione umana e spirituale, attraverso ogni forma di manifestazione culturale, compreso lo sport; la realizzazione di opere assistenziali a favore dei giovani, dei portatori di handicap, di persone anziane e, comunque, di quanti si vengono a trovare in situazioni di bisogno; in concreto, con l’assoluta esclusione di ogni finalità di lucro, l’associazione mira alla realizzazione a Paravati di un centro polifunzionale di ospitalità a beneficio di giovani e anziani, secondo le indicazioni statutarie”. Sono sin dall’inizio queste le finalità dell’organizzazione umanitaria voluta dalla mistica che giusto qualche mese prima aveva sollecitato il parroco don Pasquale Barone di occuparsi di un’opera di questo tipo da far nascere nella sua Paravati. Sarà poi verso la fine del 1986 che la Vergine Maria disse a Natuzza che era giunto il momento di iniziare. (CONTINUA IN BASSO)

“Ancora oggi ricordo benissimo – afferma don Barone - la data di quel colloquio che cambiò il corso della mia vita”. Era esattamente il 4 dicembre del 1986 e nell’aria da via Chiesa a via Umberto si avvertiva già il sapore antico del Natale. Qualche giorno dopo il parroco informò di questa singolare richiesta il compianto vescovo della diocesi di Mileto – Nicotera - Tropea monsignor Domenico Tarcisio Cortese, prete di razza e francescano per vocazione, nativo di San Giovanni in Fiore, dal quale ricevette l’assenso e la piena adesione al progetto. Personalmente ricordo ancora la telefonata che mi fece, essendo io fuori sede, una sera intorno alla 20 don Pasquale.

Don Barone in quella telefonata, carica di emozioni, mi disse del progetto che stava per nascere e della volontà di Natuzza che io fossi tra i soci fondatori della nascente associazione. Ovviamente, accettai con entusiasmo e fede. Una volta finita la telefonata mi vennero in mente le tante volte che insieme a don Pasquale ci eravamo confrontati appassionatamente su quello che un giorno sarebbe potuta diventare Paravati, proprio grazie al grande mistero di Fortunata Evolo.

Dopo alcune riunioni illustrative con i futuri soci, l’avvocato Marcello Colloca, che rivestirà poi l’incarico di vicepresidente dell’associazione, venne incaricato di predisporre una bozza dell’atto costituivo che il 13 maggio del 1987 venne poi sottoposta all’approvazione della prima assemblea dei soci, in un clima di generale entusiasmo. Il progetto umanitario della mistica con le stimmate, già da anni impegnata a dare conforto e speranza a centinaia di migliaia di persone sparse in ogni parte del mondo, iniziò proprio quel giorno in una Paravati avvolta dal sorriso e dalla grazia del Signore e sotto lo sguardo della Vergine Maria.

Da quel precisò istante in questo luogo cambiò tutto: il panorama, gli sguardi di noi abitanti, persino gli uliveti e le vigne apparvero a noi residenti diversi dal solito, il cielo stesso acquistò i colori della letizia e dell’eternità. Io ricordo ancora come se fosse appena ieri la gioia che si leggeva sul viso di Natuzza, l’entusiasmo della gente, le prime assemblee nella chiesa dell’Addolorata, le uscite speciali del periodico “Nuove Dimensioni”, di cui ero direttore responsabile,ma soprattutto il sentimento forte di appartenenza dei paravatesi a questo posto dell’anima che negli anni a venire si sarebbe trasformato nella “Cittadella della Gioia”.

Rammento, in particolare, la contentezza del marito di Natuzza per quello che stava nascendo. Mastro Pasquale in un breve viaggio in auto che facemmo insieme mi parlò con gioia della chiesa e delle altre opere nei progetti dell’associazione ma si rammaricava del fatto che forse lui, visto che ci volevano tanti anni per realizzare tutto questo, non avrebbe fatto in tempo a vederle.

Con Pasquale Nicolace ci siamo visti l’ultima volta nella sede della Fondazione qualche mese prima della sua dipartita terrena. Mi disse, prima che io aprissi bocca, guardandomi con la pienezza che solo le persone anziane sanno esprimere: “Vincenzino come va?” Ed io: "Caro mastro Pasqualino, si combatte, si combatte sempre...". A distanza di anni lo ricordo con tenerezza soprattutto per la sua squisita gentilezza.

La prima opera della fondazione si concretizzò, poi, il 23 maggio 1992 quando venne inaugurato il Centro “Mons. Pasquale Colloca” che ospita oggi numerosi anziani e dove la stessa Natuzza ha trascorso insieme al marito Pasquale Nicolace l’ultimo stagione della sua vita. Il resto, tra cui la Villa della Gioia e “la grande e bella chiesa”, inaugurata il 6 agosto scorso dal vescovo di Mileto - Nicotera - Tropea Attilio Nostro, è oggi sotto gli occhi di tutti.

VINCENZO VARONE