Il fatto risale al 24 settembre del 2013, l'uomo aveva subito un'aggressione a mano armata all'interno del suo studio fotografico. Due anni dopo l'arresto dei presunti colpevoli

di GABRIELLA PASSARIELLO

Tre le condanne sentenziate dal Tribunale collegiale di Catanzaro presieduto dal giudice Tiziana Macrì per gli imputati accusati a vario titolo di lesioni aggravate e di estorsione ai danni di un fotografo di Catanzaro Carmine Mauro. L'accusa originaria era di tentato omicidio, ma i giudici hanno derubricato il reato in quello meno grave di lesioni aggravate. Khalid Ezzahraoui dovrà scontare 5 anni di carcere; Issam Asseffa di nazionalità marocchina è stato condannato a 5 anni e 8 mesi di reclusione; ad Antonio Gualtieri è stata inflitta la pena di 5 anni e 10 mesi di reclusione. Il pm Paolo Petrolo aveva chiesto in aula condanne ben più pesanti, invocando per il primo 14 anni e per gli altri due 7 anni di carcere. Gli avvocati Gregorio Viscomi, Luigi Falcone e Giovanni Fioresta attenderanno di conoscere le motivazioni della sentenza per ricorrere in appello. I tre imputati erano stati arrestati il 5 marzo 2015 in esecuzione di un’ordinanza cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Catanzaro su richiesta della Procura.

La ricostruzione dei fatti. Il fatto risale al 24 settembre del 2013, l'uomo aveva subito un'aggressione a mano armata all'interno del suo studio fotografico. Gli uomini della Mobile giunti sul posto hanno notato le vetrine del negozio in frantumi e il fotografo avvolto in  una maschera di sangue al volto. Era stato colpito con due coltellate , al collo e in viso da un conoscente, chiamato da tutti Kalì, che subito dopo il fatto si sarebbe allontanato. Le attività compiute dalla Mobile nell'immediatezza del ferimento della vittima, avrebbero permesso di identificare l'autore materiale del tentato omicidio in Khalid Ezzahraoui. Il movente sarebbe stato di natura economica, una serie di debiti che la vittima aveva accumulato nei confronti di Antonio Gualtieri, acquirente di fiducia  di sostanze stupefacenti. Fu lo stesso Mauro a precisare alla Mobile che i motivi del diverbio sarebbero derivati da pretese di natura economica relative ad un immobile di sua proprietà che aveva concesso in comodato d'uso a Kalì, aggiungendo che quest'ultimo era solito accompagnarsi ad Antonio Gualtieri detto "cucuzza" e  che anche il giorno dell'agguato lo aveva accompagnato nello studio fotografico. Gualtieri si sarebbe avvalso dell'aiuto  dei due extracomunitari per l'attività di recupero crediti nei confronti del malcapitato, che aveva subito prima del ferimento ulteriori aggressioni da parte degli stessi imputati. Gli aggressori, secondo le ipotesi di accusa, avrebbero colpito la vittima con un coltello e i medici del pronto soccorso avevano chiarito, all’epoca dei fatti, che solo “pochi centimetri in più sarebbero bastati per uccidere l’uomo”.