Un'aula bunker piena di gente, tra decine di avvocati e giornalisti (molti della stampa nazionale e alcuni anche di quella internazionale), e all'esterno un imponente schieramento di forze dell'ordine tra Esercito, Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza, elicotteri e servizio di vigilanza privata. Era il 13 gennaio 2021 quando in un'affollatissima aula bunker di Lamezia Terme prendeva il via il maxi processo alla 'ndrangheta vibonese "Rinascita Scott". È passato un anno e, adesso, l'immagine di quella gigantesca aula di tribunale è profondamente diversa.

La prima cosa che si nota entrando nell'aula bunker a gennaio 2022, e tenendo a mente com'era dodici mesi prima, è che si è ridotto di molto il numero di persone presenti. A partire dagli avvocati, spesso molto pochi perchè impegnati in altri processi e perché non in tutte le udienze si trattano elementi che riguardano i propri clienti. Per questo, inoltre, qualche legale aveva chiesto di spostare il maxi processo a Vibo: proposta non andata in porto. Anche legittimamente, secondo alcuni, perchè il Tribunale deve continuare a garantire a tutti i difensori la possibilità di esserci fisicamente.

Non solo gli avvocati, però, ma anche il servizio di sicurezza vede meno persone. L'attenzione rimane comunque alta - continua a esserci l'esercito per presidiare tutto il perimetro e diversi carabinieri dentro l'aula - ma con il tempo la vigilanza privata ha visto perdere diverse unità. Anche i servizi sono andati scemando: al bar all'esterno dell'aula bunker non è stata rinnovata la concessione, con gli avvocati che lamentano disagi (parlando, in modo certamente esagerato, di "condizioni disumane") e che chiedono (giustamente) di sopperire almeno con delle macchinette per poter acquistare delle bottigliette d'acqua o prendere un caffè.

C'è stato quindi un "calo dell'attenzione" che, in realtà, è fisiologico: parliamo di un maxi processo lungo anni, con momenti più vivaci e altri più tecnici che si alterneranno inevitabilmente nel tempo. Da gennaio fino a novembre 2021, infatti, c'è stato l'exploit con gli interrogatori dei numerosi pentiti portati in aula dalla Dda di Catanzaro. Dopo questi primi, lunghi, 11 mesi, andati avanti tra dichiarazioni pesantissime e colpi di scena, si è passato ora ad ascoltare gli appartenenti alle forze dell'ordine che hanno condotto le indagini. Cosa vuol dire, materialmente? Che capita - com'è normale che sia in tutti i processi - che si utilizzino ore di interrogatorio anche per discutere di questioni molto tecniche, di cavilli o di elementi di indagine magari secondari ma importanti per le strategie difensive dei singoli imputati.

Tutto ciò non deve comunque far pensare che questo abbia fatto perdere vita al maxi processo. Tutt'altro. Se nei processi, anche per 'ndrangheta, è normale che le udienze vengano rinviate anche da un mese all'altro, qui continuano ad andare avanti al ritmo di 3-4 a settimana: una volta terminata l'udienza preliminare di Petrolmafie, con il processo trasferito nel tribunale (inteso come luogo fisico) di Vibo, "Rinascita Scott" deve condivider l'aula bunker di Lamezia solo con le udienze di "Imponimento", l'altro importante processo contro la 'ndrangheta vibonese. Inoltre il collegio giudicante continua a mantenere ritmi molto alti, con ogni udienza che va avanti dalle 9:30 fino alle 18:30. Un orario che di fatto è meramente indicativo e che, spesso, viene sforato: “È capitato che le udienze siano andate avanti anche fino alle 20:30” ci spiega Ernesto Mauro, giornalista di Radio Radicale che non si perde neanche un'udienza per registrare l'audio e, in questo modo, dar vita a un'importante archivio storico del maxi processo per la nota emittente radiofonica.

Rinascita Scott, dunque, non si ferma. Nel frattempo il 7 novembre sono arrivate le 70 condanne per coloro che hanno scelto il rito abbreviato (QUI tutte le pene), proseguito parallelamente al processo ordinario. Un risultato importante ottenuto dalla Dda di Catanzaro che ha sicuramente dato nuova grinta al pool di pm che si alterna in aula. Con il sole, con la pioggia, con il caldo, con il freddo, in zona "bianca", "gialla" o di altri colori (tra l'altro per entrare nell'aula bunker è ora necessario avere il Green pass base e indossare una mascherina ffp2) il maxi processo continua quindi ad andare avanti. L'obiettivo rimane sempre lo stesso: arrivare a sentenza entro i tre anni dal rinvio a giudizio, ovvero prima del 3 dicembre 2023. Quel giorno, infatti, scadranno i termini di custodia cautelare e il rischio è che molti boss - e non solo - escano di prigione e si rendano irreperibili. Per il momento i tempi, in ogni caso, sono pienamente rispettati.

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