Sequestrato il forno intestato alle figlie del broker vibonese della cocaina (NOME)
All’esito delle indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna, gli investigatori della Sezione investigativa del Servizio Centrale Operativo (S.I.S.C.O.) di Bologna e della Squadra Mobile hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo di un esercizio commerciale, sito a San Pietro in Casale e destinato alla vendita di prodotti da forno, nonché dei conti correnti riconducibili all’azienda stessa. Il decreto è stato emesso dal G.I.P del Tribunale di Bologna, nei confronti di un pluripregiudicato, Francesco Ventrici, 53 anni, originario di Vibo Valentia e ritenuto dalla polizia “vicino alla cosca Mancuso”, noto come il “broker della cocaina”, coinvolto in importanti indagini coordinate dalla DDA di Catanzaro, denominate “Decollo”, “Decollo bis” e “Decollo ter”, ma anche di inchieste della DDA felsinea denominate “Due torri connection” e “Golden jain” tutte in materia di narcotraffico.
Il forno acquisito nel 2023 è intestato alle sue due figlie incensurate, di 25 e 27 anni, ma secondo la polizia è stato gestito proprio da Ventrici.
L’inchiesta, condotta da febbraio 2024 con numerosi servizi di intercettazione, acquisizione tabulati e ascolto di persone informate sui fatti, è stata avviata in seguito all’acquisto sospetto di un’attività commerciale, storica e ben avviata a San Pietro in Casale, da parte delle due figlie. Le indagini hanno consentito di accertare come l’uomo, all’epoca dell’indagine quando si trovava in regime di detenzione domiciliare per motivi di salute – dovendo espiare l’ordine di esecuzione alla pena di 30 anni di reclusione emesso dalla Procura Generale di Catanzaro per i delitti di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti -, nonostante la restrizione domiciliare ha di fatto rilevato una società attiva nel settore della panificazione, intestandola fittiziamente alle due figlie, entrambe presunte complici, proprio per eludere eventuali provvedimenti di sequestro a suo carico integrando, pertanto, il reato di trasferimento fraudolento di beni e valori.
Il sequestro, dunque, ha come finalità quella di evitare che soggetti già colpiti da misure di prevenzione patrimoniali (come sequestri o confische) possano aggirare la normativa antimafia (d.lgs. n. 159/2011) risultando di fatto titolari di beni in realtà fittiziamente intestati a terze persone (prestanomi), rendendoli così irreperibili alle autorità. In particolare, nel corso dell’inchiesta è emerso come l’uomo abbia gestito l’attività commerciale come se fosse il reale titolare, veicolando alle figlie disposizioni autoritarie concernenti l’acquisto del forno, la gestione del personale dipendente, le strategie commerciali e di marketing.
All’esito delle operazioni, l’attività aperta al pubblico è stata affidata ad un amministratore giudiziario appositamente nominato dal Tribunale per la prosecuzione delle attività. È stata poi redatta l’elezione di domicilio nei confronti dei tre soggetti, indagati per il reato di trasferimento di beni e valori.
