LA SEGNALAZIONE | Sottopasso Vibo Center: «È una tragedia annunciata»
Il traffico in tilt al bivio per Tropea e il paradosso del sottopasso chiuso da due anni senza spiegazioni: «Siamo assuefatti all'emergenza, ma la sicurezza di studenti e automobilisti è a rischio»
di EMILIO SIGNORETTA
Sono un cittadino di Jonadi. Non scrivo da tecnico né da esperto di infrastrutture, ma da persona che ogni giorno percorre la Strada Statale 18 in direzione Vibo Valentia. E proprio dall’esperienza quotidiana nasce una riflessione che credo meriti attenzione pubblica. Percorrere appena tre chilometri, dal bivio per Tropea fino a Vibo, è diventato un percorso ad ostacoli. Code interminabili, rallentamenti costanti, disagi ormai strutturali. Dopo la realizzazione del centro commerciale Vibo Center, fu costruito un sottopassaggio con annessa rotatoria. L’obiettivo era chiaro: rendere più fluido il traffico sulla statale, assegnando priorità a un’arteria che rappresenta il principale collegamento della provincia verso Mileto e Tropea. L’intento, almeno sulla carta, era condivisibile. Tuttavia, l’opera è apparsa sin dall’inizio incompleta. Il tunnel non è stato dotato di un adeguato sistema di drenaggio per le acque piovane. Le pendenze naturali avrebbero consentito un corretto deflusso, ma la progettazione ha concentrato nel sottopasso non solo l’acqua proveniente dalla rotatoria, bensì anche quella raccolta lungo circa cinquecento metri della statale in entrambe le direzioni. Una scelta che ha compromesso un equilibrio già fragile. Il risultato? Un impianto di sollevamento insufficiente rispetto al volume d’acqua da gestire. Fin dalle prime piogge intense si sono verificati allagamenti. In più occasioni, il malfunzionamento del semaforo posto all’imbocco del tunnel ha esposto automobilisti e mezzi pubblici — compresi gli autobus che trasportano studenti — a situazioni potenzialmente pericolose. Basta immaginare una madre con i figli in auto o un giovane neopatentato sorpreso da un accumulo d’acqua improvviso per comprendere la gravità del rischio. Da circa due anni il sottopasso risulta chiuso. Non risultano comunicazioni ufficiali da parte di ANAS sulle ragioni della serrata. Circolano voci — non confermate — circa la sottrazione delle pompe di sollevamento. Al di là delle indiscrezioni, rimane un dato concreto: la Statale ha perso la sua precedenza effettiva, e tutto il traffico viene convogliato sulla rotatoria, aggravando ulteriormente la congestione. Il paradosso è evidente. Un’opera finanziata con risorse pubbliche è inutilizzabile, mentre il punto in questione è divenuto uno dei poli commerciali più frequentati della provincia. L’area è attraversata quotidianamente da pedoni, tra cui molti ragazzi. Eppure il sottopassaggio non risulta adeguatamente sbarrato: nessun cancello, nessuna barriera definitiva che impedisca l’accesso. Considerata la presenza costante di acqua stagnante e detriti trascinati dalle piogge, il pericolo è reale. Si parla spesso di prevenzione e di messa in sicurezza, ma qui sembra prevalere l’abitudine all’emergenza permanente. Non siamo di fronte a un evento improvviso, bensì a una criticità cronica. E quando una situazione critica diventa normalità, il rischio più grande è l’assuefazione. Le istituzioni coinvolte — dai sindaci del territorio alla Protezione Civile, S.E. il Prefetto fino all’ente proprietario della strada — hanno il dovere di intervenire con decisione. Non si tratta solo di ripristinare la viabilità, già compromessa in condizioni ordinarie, ma di garantire la tutela della collettività. con La storia insegna che, dopo ogni tragedia, si ripete la stessa frase: “Si poteva evitare era una disgrazia annunciata”. È proprio questo il punto. La prevenzione è un atto di responsabilità, non un’opzione. Concludo un proverbio che racchiude “Prima du dannu ncì voli avvertenza, poi nci voli a pacenza”. Prima del danno serve prudenza; dopo, resta solo la pazienza.
