Dopo quasi quattro anni trascorsi in carcere, Massimiliano D’Elia lascia l’istituto penitenziario e passa agli arresti domiciliari. La decisione è stata adottata dalla seconda sezione penale della Corte d’Appello di Catanzaro, che ha disposto la sostituzione della custodia cautelare in carcere con una misura meno afflittiva, accompagnata dall’utilizzo del braccialetto elettronico.

Il provvedimento è stato adottato il 20 luglio 2026 dal collegio presieduto da Maria Rosaria Di Girolamo, con Giovanna Mastroianni, in qualità di relatrice, e Carmela Tedesco. I giudici hanno accolto l’istanza presentata dalla difesa, mentre la Procura generale aveva espresso parere favorevole alla richiesta.

Nella valutazione della Corte sono confluiti anche gli elementi informativi trasmessi nei giorni scorsi dai Carabinieri in servizio in una regione del Nord Italia.

D’Elia era sottoposto alla misura cautelare in carcere dal primo settembre 2022. Secondo quanto evidenziato nel provvedimento, la durata della detenzione già scontata, il ruolo attribuito all’imputato nell’ambito della vicenda processuale e la condanna emessa in primo grado rappresentano elementi che rendono oggi adeguata e proporzionata la permanenza ai domiciliari.

I giudici hanno comunque ritenuto attuali le esigenze cautelari, valutando però che possano essere adeguatamente fronteggiate attraverso la misura domiciliare e le specifiche prescrizioni imposte all’imputato.

La Corte ha quindi disposto l’immediata scarcerazione di D’Elia, salvo che non debba rimanere detenuto per altre ragioni. L’applicazione del dispositivo elettronico non costituisce una condizione necessaria per l’uscita immediata dal carcere: qualora il braccialetto non fosse disponibile nell’immediato, potrà essere installato successivamente.

Una volta libero, D’Elia dovrà raggiungere direttamente e senza soste l’abitazione individuata per l’esecuzione degli arresti domiciliari. Non potrà lasciare il domicilio senza una specifica autorizzazione dell’autorità giudiziaria e avrà il divieto di intrattenere rapporti con persone estranee al nucleo dei conviventi o a quelle autorizzate per esigenze di assistenza.

Massimiliano D’Elia, difeso dall’avvocato Fiorella Bozzarello, è inoltre destinatario di una condanna per l’omicidio di Giuseppe Ruffolo. La sua posizione resta inserita nel più ampio contesto giudiziario legato al procedimento Reset.