Si chiude con una decisione favorevole all’imputato il procedimento celebrato davanti al Tribunale di Vibo Valentia a carico di G.M., originario di Tropea, difeso dall'avvocato Carmine Pandullo. 

I giudici hanno infatti pronunciato assoluzione con la formula più ampia “perché il fatto non sussiste” in relazione alle contestazioni più gravi: maltrattamenti in famiglia e violenza privata. Per un ulteriore capo di imputazione, invece, è stata dichiarata l’estinzione del reato a seguito di remissione di querela.

Il processo ruotava attorno all’ipotesi accusatoria secondo cui l’imputato avrebbe posto in essere condotte vessatorie e aggressive nei confronti delle sorelle conviventi, tali da rendere difficile la normale vita familiare, con ulteriore aggravante legata alla presunta condizione di fragilità di una delle persone offese.

Una ricostruzione che, secondo il Tribunale, non ha trovato riscontro negli elementi probatori emersi nel corso del dibattimento. Decisivi, in particolare, i punti evidenziati dalla difesa: l’assenza di una convivenza stabile e continuativa, la mancanza di un quadro di abitualità nelle condotte contestate e la riconducibilità degli episodi a contrasti familiari episodici e reciproci.

Caduta quindi la qualificazione giuridica più grave, è venuto meno anche il presupposto su cui si fondava uno dei capi residui, relativo alle lesioni aggravate in connessione con il reato di maltrattamenti. Venendo meno tale aggravante, il fatto è stato ricondotto nell’alveo della procedibilità a querela, con conseguente estinzione per intervenuta remissione.

La decisione del Tribunale di Vibo Valentia ha così recepito integralmente l’impostazione difensiva, ridimensionando in modo significativo l’impianto accusatorio originario e chiudendo il procedimento con l’esito più favorevole per l’imputato sui capi principali.