L'addio al giovane Domenico Mazzeo si sono tenuti oggi, il giorno prima della vigilia di Natale. In un contesto segnato da un cielo grigio e malinconico, una folla commossa sta attualmente salutando il ragazzo di 13 anni, tragicamente scomparso il giovedì precedente mentre si trovava a scuola durante l'ora di educazione fisica.

I funerali, celebrati nella Chiesa Madre di San Costantino Calabro, sono un'assemblea densa di persone che comprende i genitori Antonio e Nunzia, la sorella Asia, i giovani compagni di scuola, le comunità di San Costantino Calabro e dei paesi circostanti, nonché i sindaci di vari comuni. La cerimonia è contrassegnata da un forte senso di compostezza e commozione durante la messa officiata da monsignor Attilio Nostro, vescovo della diocesi Mileto-Nicotera-Tropea. La dirigente scolastica della scuola media, Luisa Vitale, e i docenti sono anch'essi presenti. Il sindaco Nicola Derito ha dichiarato il lutto cittadino per la giornata.

In un momento toccante durante la cerimonia, monsignor Nostro ha condiviso le sue parole di conforto con i genitori e la sorella di Domenico, sottolineando che il Vangelo di oggi si riferisce a lui. Ha riflettuto sul destino del giovane Giovanni Battista, nato per essere servitore di Dio e destinato a morire, ma anche a preparare la strada del Signore. Ha esortato la folla a trasformare la delusione in amore anziché in dolore o odio.

Monsignor Nostro ha affrontato la domanda se Dio trovi divertimento nella nostra vita, rispondendo categoricamente di no e sottolineando che il Signore è sempre accanto a noi, insegnandoci come vivere e morire. Ha invitato a non sfidare Dio, poiché la morte non è una sfida. Ha sottolineato che Dio ama Domenico più della sua stessa madre e ha esortato a riconoscere che il Signore desidera che si continui a vivere in comunione con coloro che ci hanno preceduto.

L'invito è stato a proclamare Domenico come vivo in Dio e nei nostri cuori, enfatizzando che questa non è retorica, ma una riflessione sul modo in cui Gesù stesso viveva la sua vita. Ha concluso affermando che è nostro dovere rappresentare questa fede ai compagni di Domenico, riconoscendo il loro diritto di credere e amare.