Oltre 400 anni di carcere, 36 condanne e tre assoluzioni. Questa la sentenza del gup distrettuale di Catanzaro, Paolo Mariotti, al termine del processo con rito abbreviato scaturito dall'operazione antidroga denominata Stammer, condotta dalla guardia di finanza di Vibo sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro che ha smantellato una vasta rete dedita al narcotraffico internazionale della cocaina con base nel Vibonese. Regge l'inchiesta firmata dal sostituto procuratore antimafia Camillo Falvo e per gli imputati che avevano scelto il rito abbreviato arriva una vera e propria stangata.



Le condanne più pesanti. La pena più pesante è stata inflitta a Francesco Ventrici, ritenuto il broker internazionale della cocaina, già condannato nei processi scaturiti da altre due storiche operazioni antidroga "Decollo" e "Due Torri Connection". Il 45enne di San Calogero che vive nel Bolognese dovrà scontare 20 anni di reclusione, addirittura quattro in più di quanto aveva chiesto il pm al termine della sua requisitoria. Stessa pena per Giuseppe Iannello di San Calogero, Domenico Lentini di Oppido Mamertina, Filippo Fiarè di San Gregorio d'Ippona, Salvatore Padalino e Rosario Arcuri di Rosarno e Salvatore Pititto di Mileto.

Le altre condanne. Otto anni di carcere sono stati inflitti alla collaboratrice di giustizia l'ucraina Oksana Verman che con le sue dichiarazioni ha reso ancora più solido l'impianto accusatorio. A 17 anni è stato condannato Antonino Fogliaro di Mileto e Giuseppe Mercuri di San Calogero; a 14 anni e 8 mesi Fortunato Baldo di Mileto; a 12 anni e 2 mesi Domenico Stagno di San Calogero; a 12 anni Giuseppe Capano di Vibo, Enzo Messina di San Pietro Casale e Domenico Iannello di Mileto; a 10 anni e 6 mesi Antonio Ruggiero di Vibo; a 9 anni e 6 mesi Calogero Rizzuto di Palermo; a 10 anni Giuseppe Pititto di Mileto e Giuseppe Grimandi di Mesoraca; a 9 anni e 6 mesi Angelo Rizzuto di Palermo; a 9 anni Massimiliano Bufalini di Supino (Frosinone), Antonino e Gregorio Cannizzaro di Rosarno, il libanese Wael Chanboura, Paquale Feroleto di Lamezia; a 8 anni e 4 mesi Giuseppe Vittorio Petullà di Mileto e Michel Villì; a 8 anni Mariantonia Mesiano di Mileto; a 7 anni e 6 mesi Rocco Cutrì di Sinopoli e Massimo Polito di Mileto; a 7 anni e 4 mesi Francesco Serrao di Mesoraca; a 6 anni e 4 mesi Aurelio Mandica di Frosinone e Luigi Mannarino di Mesoraca; a 5 anni Anna Palazzo di Palermo; a 4 anni Francesco Buovicino di Mesoraca; a 3 anni e 6 mesi Carlo Mussari di Marcedusa.

Assoluzioni. Verdetto di assoluzione invece per Armando Galati di Mileto, Gianluca Pititto di Mileto e Mario Pititto di Rosarno.

Il castello accusatorio. Secondo le ipotesi di accusa, i clan della ‘ndrangheta vibonese avrebbero stipulato accordi direttamente con i “cartelli colombiani” per l’importazione della cocaina in Italia, confermando quanto già emerso in altre operazioni, come in “Decollo” o “Overing”: il predomino delle cosche vibonesi nel narcotraffico internazionale. Le indagini, in particolare, hanno consentito di disarticolare un’organizzazione estremamente complessa, composta da diversi sodalizi criminali, riconducibili alla ‘ndrina Fiare’ di San Gregorio d’Ippona, alla ‘ndrina Pititto-Prostamo-Iannello di Mileto, ed al gruppo egemone sulla contigua San Calogero, organizzazioni satellite rispetto alla più nota ed egemone cosca dei Mancuso di Limbadi.

Il collegio difensivo. Tra gli avvocati impegnati nel processo compaiono i nomi di Salvatore Staiano, Vincenzo Cicino, Giovanni Vecchio, Nicola Cantafora, Leopoldo Marchese, Sergio Rotundo, Gregorio Viscomi, Francesco Muzzopappa, Michelangelo Miceli, Antonio Porcelli, Guido Contestabile, Valentina Natale, Giuseppe Bagnato, Gianfranco Giunta, Mario Santambrogio, Luigi Gullo, Rocco Romellano, Carmen Di Meo, Fausto Bruzzese, Gabriele Bordoni, Salvatore Iannone, Calogero Vella, Pietro Sammarco, Stafania Pattarello, Giacomo Curti, Francesco Schimio, Salvatore Cerra, Francesco Gigliotti e Massimo Scuteri. (mi.fa.)