Emergenza sanità in Calabria, malati oncologici costretti ad aspettare due anni per un esame salvavita
La dura denuncia accende i riflettori su liste d’attesa infinite e disparità nei budget regionali che penalizzano il territorio calabrese
Controlli periodici rinviati a tempo indeterminato e monitoraggi cruciali che rischiano di diventare un lusso per pochi intimi a causa di un sistema sanitario in profonda affanno nei territori di Reggio Calabria dove la disperazione silenziosa dei pazienti oncologici è stata raccolta e denunciata da Lucia Anita Nucera nella sua qualità di assessore comunale alle Politiche sociali
La rappresentante della giunta ha espresso profonda amarezza per le storie di decine di persone fragili già provate dalla sofferenza fisica e psicologica che si scontrano quotidianamente con le risposte del CUP Calabria il quale propone appuntamenti a distanza di mesi o addirittura di oltre due anni per esami diagnostici fondamentali che spesso rappresentano lo spartiacque definitivo tra la vita e la morte
A causa della totale mancanza di disponibilità nella provincia reggina molti malati sono costretti a intraprendere estenuanti viaggi della speranza verso altre zone della regione affrontando spese insostenibili e sacrifici enormi mentre chi non dispone delle risorse economiche necessarie per ricorrere alle prestazioni a pagamento rischia purtroppo di arrendersi e di rinunciare del tutto alle cure e alla speranza di guarigione
Al centro della polemica politica sollevata dall’assessore Nucera c’è anche la gestione dei budget destinati alle strutture private accreditate che vedrebbe la provincia di Reggio Calabria fortemente penalizzata e con fondi dimezzati rispetto a realtà come Catanzaro e Cosenza le quali disporrebbero invece di risorse significativamente maggiori e idonee a soddisfare il fabbisogno dei cittadini
L’esponente politico lancia un appello perentorio alla Regione Calabria affinché si intervenga immediatamente con investimenti concreti e una seria programmazione per eliminare le disuguaglianze territoriali poiché nel 2026 non è più tollerabile morire di burocrazia e il diritto costituzionale alla salute non può assolutamente dipendere dal conto corrente di una famiglia o dal luogo di residenza
