Parte da Napoli la rivolta la rivolta contro il Decreto Calabria passato alla Camera e atteso ora al Senato per la ratifica. Oltre 100 tra docenti ordinari e associati dell'Università Federico II, direttori di Scuole di specializzazione, presidenti di Scuole di Medicina, di Corsi di Laurea e direttori di Dipartimento universitari hanno firmato un documento in cui puntano il dito, col conforto di pareri legali, sui chiari profili di incostituzionalità del decreto riguardo all'utilizzo di medici non ancora specializzati nei ruoli del Servizio sanitario nazionale. Coinvolti nella mobilitazione anche la conferenza dei Rettori e le associazioni nazionali dei docenti. Stamani sono partite le lettere in posta elettronica certificata indirizzate al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al presidente del Consiglio, al presidente del Senato, al presidente della Camera dei deputati, ai capigruppo di Camera e Senato e al presidente dei Rettori universitari italiani (Crui). "I profili di incostituzionalità del decreto legge n. 35 del 30 aprile scorso, modificato in sede di conversione dalla Camera dei Deputati il 30 maggio scorso - avverte Maria Triassi tra i primi firmatari del documento - sono chiari. In gioco ci sono la qualità dell'assistenza, i profili di responsabilità professionale e il rischio di uno scenario di profonda dequalificazione della formazione specialistica medica e di conseguenza delle strutture pubbliche sanitarie, che assumerebbero sempre di più i connotati dei Suburban hospitals statunitensi, luoghi di cura ove avviene l'apprendistato più che la formazione dei giovani laureati. La formazione è un'altra cosa: richiede la allocazione in strutture altamente qualificate, con tutor particolarmente attrezzati sotto il profilo specialistico e stringenti verifiche di apprendimento".

I firmatari non si dicono contrari a una riforma migliorativa delle Scuole di specializzazione e della formazione Post-laurea. "Tutto questo - avverte Triassi - non può avvenire attraverso un provvedimento spot e segmentale inserito in un decreto di urgenza, ma necessita di un provvedimento legislativo dedicato e concordato fra il ministero della Salute e il ministero dell'Università, nell'interesse dei futuri specialisti e dei pazienti. Non si tratta di una difesa corporativa ma di salvaguardare garanzie di qualità della formazione e dell'assistenza. Un argomento così sensibile non può essere liquidato con un articolo in un decreto d'urgenza per risolvere i problemi della Regione Calabria".
Per i docenti universitari il vero problema non è la carenza di medici ma quella di specialisti in specifiche branche. "Oggi in Italia - fa presente Ludovico Docimo, ordinario di Chirurgia generale - mancano oltre 1300 specialisti in Chirurgia generale ma lo scorso anno hanno scelto questo percorso appena in 40 su oltre 6900 nuovi iscritti per cui questa scelta è avvenuta senza una vera vocazione ma per ripiego mendando questi ragazzi in ospedale prima che abbiano completato il loro percorso formativo il problema si aggraverà a tutto danno dei pazienti".