Disperato l'anziano chiede che si faccia luce sulla morte del figlio ritrovato carbonizzato nella sua automobile. Da tempo ormai è stata abbandonata l'ipotesi del suicidio

Nessuno ha ancora fatto luce sulla morte di Nicola Colloca, l'infermiere ritrovato cadavere il 26 settembre 2010, all'età di 49 anni, dentro la sua automobile. L'ipotesi del suicidio, percorsa dagli inquirenti in un primo momento, ha lasciato ormai da tempo spazio a quella dell'omicidio. Di delitto, dunque, si è trattato. Ne è convinto il padre di Nicola Colloca che non si è mai rassegnato nè dato per vinto. Nei giorni scorsi, addirittura, Antonio Colloca, ormai in età avanzata, ha deciso di scrivere al presidente della Repubblica, al Ministro della Giustizia e al Consiglio Superiore della Magistratura.

La lettera. "E' un padre che scrive, un padre a cui hanno ammazzato un figlio in modo atroce e disumano - esordisce l'anziano - Un omicidio che si poteva risolvere la notte stessa del ritrovamento del corpo ed invece sono passati sei anni e i suoi assassini sono ancora liberi e indisturbati perchè la macchina della giustizia a Vibo ed in Calabria è lentissima, perchè invece di chiudere il cerchio su un omicidio si preferisce istruire processi inutili e questo in nome di un criterio che il cittadino non ha il diritto di comprendere perchè siamo impotenti di fronte alle forze dell'ordine, magistrati, perchè i genitori di un uomo ucciso non hanno diritto a nessuna risposta, nessuna tutela, mentre gli assassini godono di tutte le garanzie previste dalla legge".

"L'omicidio dimenticato". Il dubbio rimane nel papà dell'infermiere del 118 trovato morto oltre un lustro fa. "E' un omicidio dimenticato volontariamente o casualmente?" Ebbene, a distanza di sei anni, "sono svanite tutte le speranze, tutte le aspettative. Risultano indagati la moglie ed i parenti per omicidio. Ora mi chiedo: è possibile che con un'indagata che ha un nome ed un cognome ancora non siano stati adottati provvedimenti. Si aspetta la prescrizione dei reati?"

L'indagine. In realtà il fascicolo è approdato al Gip da oltre sei mesi. "Ma qualcuno si degnerà di rispolverarlo? Non mi calcola nessuno, nessuno mi dice niente. Se in Italia non sei potente non vali nulla. La verità era sotto gli occhi di tutti quella sera stessa in cui mio figlio è stato ritrovato ma nessuno ha voluto vedere. Dalla riesumazione sono passati tre anni e ciò nonostante l'omicidio non è stato risolto. Ma io arriverò fino in fondo, nessuno mi fermerà fino a quando chi ha ucciso mio figlio non sarà garantito alla giustizia. Le persone coinvolte direttamente o indirettamente devono avere un nome e un volto". Poi, rivolgendosi alle massime cariche dello Stato conclude: "Vi chiedo di non dimenticare mio figlio, di non lasciare che venga dimenticato. Voglio giustizia e verità".