Secondo i collaboratori di giustizia Francesco Oliverio e Giuseppe Giglio i rapporti tra il governatore della Misericordia e don Edoardo Scordio andavano oltre gli affari

di MIMMO FAMULARO
     TONINO FORTUNA

Don Edoardo Scordio, parroco di Isola Capo Rizzuto, e Leonardo Sacco, governatore della Misericordia, due figure-chiave dell'inchiesta Jonny, inchiodate da intercettazioni che gettano pesanti ombre rispetto al ruolo rivestito da entrambi nell'ambito dell'associazione. I due devono rispondere di aver distratto decine di milioni di euro di finanziamento destinati al centro di accoglienza di Isola Capo Rizzuto prodigandosi perché finissero alla cosca Arena.

Le accuse dei pentiti. Gli inquirenti muovono da un assunto: "La Misericordia ha gestito i servizi resi al centro di accoglienza dei migranti di Sant'Anna che ha consentito l'arricchimento di immense risorse distratte in favore della bacinella della cosca”. L'associazione, sebbene non abbia direttamente partecipato ad alcuna delle gare d'appalto al tempo bandite, ha provveduto "a subappaltare l'erogazione dei servizi a soggetti legati da un denominatore comune”. Vale a dire, la potente famiglia del Crotonese. Non a caso, il collaboratore di giustizia Francesco Oliverio, affermava non più tardi di qualche mese addietro che “la cosca Arena aveva la gestione del centro profughi di Sant'Anna”. Obiettivo che conseguiva grazie “all'intercessione di un suo affiliato”. Nella fattispecie, Leonardo Sacco. Costui, attraverso la Misericordia, “garantiva moltissimi posti di lavoro e cioè faceva lavorare – sostiene il pentito – le persone segnalate dagli Arena”.


Padre "biologico". Gli inquirenti hanno fatto ricorso persino alla Banca dati Inps per confermare la presenza “tra i dipendenti della Misericordia e dell'impresa sociale 'Miser.Icr.srl' di Isola Capo Rizzuto, di mogli, figli e parenti di personaggi affiliati e comunque contigui” a tale contesto criminale. Il pentito, rivelandosi di fondamentale importanza per il lavoro degli investigatori, evidenziava come “la mente pensante dell'affare fosse non solo Leonardo Sacco ma un 'prete' che il collaboratore indicava come suo padre biologico”. Quel sacerdote non poteva che essere don Eduardo Scordio. “Questo affare era stato proposto a Pino e a Pasquale Arena – affermava Oliverio - da parte del parroco di Isola Capo Rizzuto. Dinanzi alla necessità di partecipare ad una gara per organizzare i pasti è stata preposta una persona che Pasquale Riillo mi ha indicato come Leonardo, figlio del prete”. In giro si diceva che il sacerdote lo aveva cresciuto ma da quanto traspare dagli atti dell'inchiesta “era effettivamente il figlio naturale del parroco di Isola”. A sostenerlo è un altro pentito, Giuseppe Giglio, che si sofferma sui rapporti di vecchia data tra il prete e Leonardo Sacco. Giglio, in particolare, specificava la propria fonte di conoscenza riferendo che “Pasquale Riillo, in relazione a questa persona, mi diceva che non era vero quanto si diceva in giro e cioè che era persona che il prete aveva cresciuto, ma diceva che era effettivamente figlio del parroco di Isola”.  

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Soldi in Svizzera. Gli affari tra don Scordio e Sacco, peraltro, andavano avanti da anni. E diversi collaboratori individuano il sacerdote della “Misericordia” come referente della cosca Arena. Il denaro, in una circostanza, come emerge dal dialogo tra Beniamino Muto e Pasquale Riillo, “era stato consegnato al fratello che dimorava in Svizzera”. Addirittura il collaboratore di giustizia Francesco Oliverio evidenziava come “Scordio fosse stato il tramite tra gli Arena e Leonardo Sacco”. Addirittura Vincenzo Marino, lo indicava come “intraneo alla famiglia Arena per conto della quale custodiva stupefacente proveniente dalla cosca Aquino”. E perfino Santo Mirarchi riferiva che “gli Arena gestivano il campo profughi grazie ad un prete che, vedendo una foto, riconosceva in don Edoardo Scordio”. Insomma, un prete che, secondo gli inquirenti, rappresentava l'alfa e l'omega di tutte le operazioni.

Il comparaggio.  Quanto al rapporto tra Leonardo Scordio e la cosca Arena è significativo, in tal direzione, l'incontro in cui Pasquale Arena presentò “in un ristorante sulla Statale 106” lo stesso Sacco al pentito Oliverio. “Una persona grossa – riferisce quest'ultimo - con un viso gonfio, alto più o meno quanto me”. Peraltro, in quell'occasione Pasquale Arena (Nasca) riferiva che “U Cannuni" aveva un rapporto di comparaggio con lo stesso Leonardo Sacco”. U Cannuni è Giuseppe Lequoque. La circostanza è stata verificata dagli inquirenti che hanno accertato come Leonardo Sacco avesse partecipato “al matrimonio tra Teresa Lequoque e Fiore Gentile, figlio di Francesco Gentile alias Franco. E avesse fatto da padrino ai loro figli”. Agli atti dell'inchiesta gli inquirenti inseriscono a prova di ciò anche una foto emblematica che ritrae Leonardo Sacco al battesimo di uno dei figli di Gentile.


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