PURGATORIO | Il pentito Mantella e gli incontri con i poliziotti e con l'avvocato Galati
Nuovi retroscena svelati dal collaboratore di giustizia nel corso del processo Purgatorio che vede tra gli imputati gli ex dirigenti della Squadra Mobile di Vibo Lento e Rodonò
Ha deposto oggi in video-conferenza nell’aula del nuovo palazzo di giustizia di Vibo Valentia - dove è in corso il processo Purgatorio con imputati l’avvocato Antonio Galati e gli ex vertici della Squadra Mobile, Maurizio Lento ed Emanuele Rodonò - il collaboratore di giustizia Andrea Mantella.

Mantella e l'incontro con gli ex poliziotti. Rispondendo alle domande del pm della Dda di Catanzaro, Annamaria Frustaci, il pentito parla di un incontro in Questura con l'ex primo dirigente della Squadra Mobile di Vibo Maurizio Lento (nella foto). Un episodio che risalirebbe al 2009-2010. "Ero sorvegliato speciale - afferma - e andavo a firmare. Una sera verso le 18 mi ha trattenuto una guardia dicendomi che mi doveva parlare il dottore Lento. Quando sono stato scarcerato il dottore Lento mi perseguitava come dovesse catturare Matteo Messina Denaro. Quella sera ho incontrato il dottore Lento e il dottore Rodonò, non nel loro ufficio, ma nel corridoio vicino a una macchinetta di bibite. Mi chiamò lui è mi disse che dovevo lasciare in pace Carmelo Lo Bianco e Barba. Mi disse: so tutto, cerca di capire. Vedo che io quando ero a Reggio ho trattato con boss di un certo calibro e se parlo con te è perchè ti ritengo persona capace di capire quello che ti sto dicendo. Io negai tutto e me ne andai. La vita di Carmelo Lo Bianco interessava ad Antonio Mancuso e a Pantaleone Mancuso, detto Vetrinetta. Loro gli portavano soldi, io no. Dunque mi dovevano fermare o con la pistola o ordendo 'tragedie' con le forze dell'ordine. Con Michele Fiorillo c'era uno scambio: lui doveva far ammazzare uno tra Carmelo Lo Bianco e Barba e io dovevo far ammazzare Morelli (quello del Mulino) che aveva denunciato i Piscopisani. Il progetto di fare piazza pulita a Vibo e dintorni ci univa. Pantaleone Mancuso sapeva che avrei ammazzato Lo Bianco e Enzo Barba. Lui mi dava appuntamenti a Monte Poro o a Mesiano ed io non ci andavo. L'intermediario era Michele Palumbo".
Mantella, l'avvocato Galati e l'incontro al Cristal. La deposizione del collaboratore di giustizia di Vibo si sofferma poi sui rapporti con un altro imputato del processo, l'avvocato Galati. "Me l'ha presentato a Maierato un certo Domenico Galati, detto Schepis, di Maierato, forse suo cugino. Me lo presentò - rivela - come un tipo trasiticcio, in gergo uno che sa tenere i contatti con le forze dell'ordine e si dà da fare. Mi disse che se avevamo bisogno potevamo disturbarlo. L'avvocato Galati mi disse che conosceva zio Antonio Mancuso e Vetrinetta. Mi è stato detto che si era messo a disposizione dei Cracolici di Maierato. Noi sapevamo pure che era il pupillo dei Mancuso". Mantella, quindi, racconta l'incontro casuale al bar Cristal con l'avvocato Galati. "L'ho incontrato mentre ero con Morelli Salvatore e vidi arrivare l'avvocato Galati che si salutava con il dottore Rodonò seduto con una ragazza che consumava un aperitivo. Ho pensato di approfittarne e ho chiesto a Galati di dire a Rodonò di lasciarmi in pace. Galati mi disse: ora vediamo cosa si può fare. Una mattina venni fermato a San Leoluca dall'ispettore Rubino. Sono andato da Lento per lamentarmi e il dottore Lento mi rispose così: lascia stare questo Rubino che è un cretino". Poi rivela un altro particolare. "Una sera quando ero sorvegliato speciale due ragazzi della Mobile diretta da Rodonó suonarono il citofono di casa mia mettendo la mano davanti alla telecamera. Dissi di smetterla di oscurare la telecamera altrimenti ci saremmo fatti male in due. Chiesi conto a Lento che mi rassicurò che la prossima volta non avrebbe mandato poliziotti con un'auto in borghese". Secondo quanto riferito da Andrea Mantella con l'ex dirigente Maurizio Lento "c'era un rapporto cordiale": "Ci incontravamo casualmente ogni mattina al bar della zia Lisa. Ognuno si faceva però gli affari suoi". (m.f.)
