'Ndrangheta a Verona, Tosi si difende: "Ne uscirò totalmente estraneo"
"Non ne so nulla, ne uscirò totalmente estraneo, come in tutte le altre occasioni". Così l'ex sindaco di Verona e fondatore di "Fare!", Flavio Tosi, ha commentato la sua iscrizione nel registro degli indagati - con l'accusa di concorso in peculato - nell'ambito dell'inchiesta della Dda di Venezia su presunte infiltrazioni della 'ndrangheta nel veronese. "Da sindaco - ha aggiunto - sono sempre stato rigorosissimo nel mio mandato tanto da non avere utilizzato per molti anni autisti e veicoli a carico del Comune pur avendone diritto, facendo risparmiare alle casse pubbliche decine di migliaia di euro, pagando di tasca mia anche quando non ne sarei stato tenuto, quindi la presente indagine nei miei riguardi (che mi risulta rivolta a tutt'altri aspetti e che anche stavolta apprendo dai mass media) mi fa francamente sorridere".
Sempre uscito pulito dalle accuse a suo carico. "Nel 2006 da assessore regionale - ricorda Tosi - subii addirittura una perquisizione domiciliare, salvo poi essere totalmente prosciolto: il magistrato di turno mi querelò per la mia replica piuttosto forte, il che mi costò migliaia di euro per aver proclamato e difeso la mia innocenza. Lo stesso copione si è ripetuto altre volte nel tempo, da ultimo nel 2014, ed il sottoscritto ne è uscito totalmente estraneo, tanto per cambiare. Pertanto ho moderato i toni della presente risposta, per evitare di essere querelato da qualche collega di Palamara, per il rispetto che provo nei confronti della magistratura e dei tanti togati realmente indipendenti, ma certamente non di tutti". "Non aggiungo altro - conclude Tosi - le querele da parte di magistrati risentiti dalle mie dichiarazioni mi sono costate abbastanza".

