Rinascita Scott, altre decisioni del Riesame: in 5 tornano in libertà
Il Tribunale del Riesame di Catanzaro, giudicando in sede di rinvio dalla Cassazione, ha annullato l’ordinanza emessa nei confronti di Pasquale Tavella, arrestato nell’operazione Rinascita Scott con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa per aver agevolato il gruppo diretto dal boss Luigi Mancuso. Nello specifico, secondo l'accusa, l'uomo avrebbe avuto il ruolo specifico di soggetto che si occupava della bonifica delle autovetture della cosca e dell’affitto compiacente di auto ai componenti del clan per non essere rintracciati. Il Riesame aveva confermato la misura, ma la Cassazione - accogliendo il ricorso degli avvocati Giuseppe Bagnato e Francesco Sabatino - ha annullato l’ordinanza disponendo un nuovo giudizio di rinvio al Riesame. Il Tribunale oggi ha annullato la misura disponendo l’immediata rimessione in libertà del Tavella. Occorre ricordare che il Tribunale della Libertà, qualche mese fa, aveva concesso i domiciliari al Tavella in seguito all’appello della difesa.
Annullata anche l’ordinanza emessa nei confronti di Nicolino Pantaleone Mazzeo, ritenuto dagli investigatori tra i partecipi del gruppo diretto dal boss Giuseppe antonio Accorinti (di recente sottoposto al carcere duro in regime 41 bis). Anche per Mazzeo, difeso dagli avvocati Francesco Sabatino e Daniela Garisto, la Cassazione aveva annullato l’ordinanza rilevando la genericità delle dichiarazioni dei collaboratori Bartolomeo Arena e Andrea Mantella.
In accoglimento del ricorso proposto dall’avvocato Giuseppe Bagnato, il Tribunale del Riesame di Catanzaro - sempre in sede di giudizio di rinvio disposto dalla Suprema Corte di Cassazione - ha annullato anche l’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Giovanni Franzè, 57 anni di Stefanaconi. L’uomo è stato tratto in arresto nel processo Rinascita Scott per usura aggravata dalle modalità mafiosa. In particolare i collaboratori di giustizia lo indicano come soggetto che svolgeva attività usuraria nell’interesse della cosca Lo Bianco-Barba di Vibo Valentia. Il Riesame aveva confermato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, ma la Corte di Cassazione a luglio ha accolto il ricorso dell’avvocato Giuseppe Bagnato, con riferimento alle aggravanti mafiose, disponendo un nuovo giudizio da parte del Riesame che oggi ha disposto la remissione in libertà.
Il Tribunale del Riesame di Catanzaro ha rimesso in libertà anche Antonio Lopez Y Royo. Lascia, dunque, i domiciliari l'imprenditore operante nel settore della ristorazione e del banqueting, 46 anni, di Vibo Valentia, difeso dall’avvocato Giovanni Vecchio. In questo caso il Riesame ha annullato l’ordinanza in seguito alla decisione scaturita nel luglio scorso ad opera della Cassazione. Accogliendo il ricorso dell’avvocato Giovanni Vecchio, la Cassazione aveva annullato senza rinvio l’aggravante mafiosa nei confronti di Antonio Lopez Y Royo, accusato insieme agli imprenditori Mario e Maurizio Artusa, Gianfranco Ferrante ed Emma Scarpino del reato di turbata libertà degli incanti, mentre insieme a Mario Artusa è indagato anche per il reato di trasferimento fraudolento di valori per l’intestazione fittizia di un’auto. Un'ulteriore contestazione si riferisce, infine, al reato di ricettazione.
Difeso sempre dall’avvocato Giovanni Vecchio, lascia i domiciliari e torna libero anche Francesco Isolabella, 71 anni, imprenditore, originario di Pizzo, ma residente a Francavilla Angitola, nei confronti del quale la Cassazione nel mese di luglio aveva annullato con rinvio l’ordinanza cautelare disponendo un nuovo giudizio dinanzi al Tribunale del Riesame di Catanzaro. Isolabella già nel mese di gennaio era passato dal carcere agli arresti domiciliari. Secondo l’accusa, Saverio Razionale e Gregorio Gasparro di San Gregorio d’Ippona (soci occulti) – con il concorso di Francesco Isolabella, amministratore della Futura srl, società che gestisce la sala ricevimenti del ristorante Mocambo – al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di prevenzione patrimoniale, avrebbero attribuito la titolarità formale della società a Caterina Pettinato, 40 anni, di Francavilla Angitola.
Francesco Isolabella è inoltre accusato di concorso in abuso d’ufficio con l’aggravante delle finalità mafiose insieme all’ex sindaco di Pizzo, Gianluca Callipo, al comandante dei vigili Enrico Caria, a Maurizio Fiumara, Gregorio Gasparro, Saverio Razionale, Daniele Pulitano, Maria Alfonsina Stuppia (dirigente dell’Urbanistica di Pizzo) e all’ex assessore ai servizi sociali ed all’Urbanistica, Pasquale Marino.
