'Ndrangheta, c'è un nuovo pentito: tremano i clan (NOME e DETTAGLI)
Collabora con la DDA di Catanzaro: svelati i segreti sulla strage e i retroscena sui casi di lupara bianca
Svolta nelle indagini sulla criminalità organizzata nell'area urbana cosentina. Luigi Berlingieri, noto negli ambienti criminali con il sinistro alias di "Faccia di Ghiaccio", è passato ufficialmente tra le fila dei collaboratori di giustizia. Da mesi, l'uomo starebbe riempiendo i verbali della Procura Antimafia di Catanzaro, offrendo al procuratore Salvatore Curcio una mappa dettagliata degli affari illeciti e dei legami di sangue che hanno segnato il dominio dei clan nomadi.
Berlingieri, già condannato in via definitiva per il duplice omicidio di Benito Aldo Chiodo e Francesco Tucci (la sanguinosa strage di via Popilia del novembre 2000), avrebbe ammesso le proprie responsabilità dirette. Ma il contributo del neo-pentito andrebbe oltre: le sue dichiarazioni starebbero facendo luce sul "dopo strage", un periodo caratterizzato da una violenta escalation che portò, solo una settimana dopo, all'assassinio dell'imprenditore Sergio Perri e di sua moglie Silvana De Marco.
Il pilastro centrale delle rivelazioni di Berlingieri riguarda la gestione interna della cosca dopo il clamoroso pentimento dello storico boss Franco Bevilacqua (detto "Francu i Mafarda"). Per arginare l'effetto delle dichiarazioni del capo, il clan avrebbe deciso di "ripulire" i ranghi eliminando i sodali più vicini al traditore. Al centro degli interrogatori ci sono tre nomi finiti nel buio della lupara bianca: Gianfranco Iannuzzi ("a 'ntacca"), i cui resti sono stati individuati solo grazie a precedenti rivelazioni nella Sibaritide, Antonio Benincasa e Sestino Bevilacqua spariti nel nulla e mai ritrovati.
Il racconto di "Faccia di Ghiaccio" si incrocia con le testimonianze di altri pesi massimi del pentitismo cosentino, come Franco Bruzzese e Celestino Abbruzzese ("Micetto"). L'obiettivo della magistratura è ora quello di trovare riscontri oggettivi alle parole di Berlingieri per chiudere definitivamente il cerchio su una stagione di terrore che ha insanguinato la Calabria settentrionale per oltre un ventennio.
Le dichiarazioni del collaboratore potrebbero portare a stretto giro all'emissione di nuove ordinanze di custodia cautelare, scardinando ciò che resta degli assetti criminali nomadi nell'area bruzia.
