Il gup del Tribunale di Vibo ha rinviato a giudizio un radiologo dell'ospedale "Jazzolino" per il decesso di Domenico Quinto Cutrullà di Bivona, morto nel 2011 a soli 42 anni

di GIUSEPPE BAGLIVO

Omicidio colposo. Questa l’accusa per la quale il gup del Tribunale di Vibo Valentia, Anna Rombolà, in accoglimento di una richiesta del pm, Barbara Buonanno, ha oggi rinviato a giudizio Vincenzo Fiorillo, 60 anni, radiologo dell’ospedale di Vibo ed imputato per il decesso di Domenico Quinto Cutrullà, 42 anni, di Bivona, deceduto l’11 febbraio 2011 dopo oltre 40 ore di agonia ed un lunghissimo intervento chirurgico eseguito al policlinico “Germaneto” di Catanzaro.

Tribunale Vibo Valentia

Il medico Fiorillo si trova attualmente già sotto processo unitamente ad Antonio Elio, 64 anni, medico componente dell’equipaggio di ambulanza dell’ospedale di Vibo Valentia. Per entrambi l’accusa contesta in questo caso il reato di rifiuto ed omissione di atti d’ufficio. In particolare, secondo la Procura, il radiologo si sarebbe “indebitamente rifiutato di eseguire un esame T.C. a mezzo di contrasto, richiestogli in via d’urgenza dal medico di turno del Pronto soccorso dell’ospedale di Vibo” in quanto al paziente Domenico Quinto Cutrullà era stata diagnosticata una sospetta dissecazione aortica. Il medico componente dell’equipaggio di ambulanza, secondo l’accusa, si sarebbe invece “indebitamente rifiutato di eseguire il trasporto del paziente al Policlinico Germaneto di Catanzaro”. Trasporto che per la Procura doveva invece “essere compiuto senza ritardo, trattandosi di un paziente in codice rosso”.

codice penale

La nuova accusa. Le condotte del radiologo Vincenzo Fiorillo, ad avviso della Procura che ha riaperto il caso grazie al lavoro compiuto dal difensore dei familiari di Cutrullà, l’avvocato Fabio Mirenzio, integrano però anche il reato di omicidio colposo e da qui la richiesta di rinvio a giudizio avanzata nei suoi confronti dal pm. Il gup, Anna Rombolà, ha quindi oggi rinviato a giudizio l'imputato. Il processo nei confronti di Vincenzo Fiorillo inizierà il 7 luglio prossimo dinanzi al Tribunale monocratico di Vibo Valentia.

Il caso è finito all’attenzione della Procura dopo l’esposto dei familiari del 42enne di Bivona, Domenico Cutrullà – tutti assistiti dall’avvocato Fabio Mirenzio – che avevano denunciato il comportamento dei sanitari dell’ospedale “Jazzolino” in occasione del ricovero. Cutrullà era poi deceduto in seguito alla “dissecazione dell’aorta femorale” all’ospedale di Catanzaro dopo ben 50 ore di agonia ed un lunghissimo intervento chirurgico. Due giorni prima era stato accolto alle ore 21 al Pronto soccorso di Vibo con una diagnosi di ingresso che parlava di “lombalgia acuta”.

toga

Dopo gli accertamenti di rito, era stata quindi “definitivamente diagnosticata una colica renale” ed alle 00.45 il paziente faceva rientro a casa. Alle 3 di notte dell’11 febbraio 2011 la situazione però peggiorava ed iniziava una concatenazione di eventi che – sulla base delle osservazioni mosse dal dott. Fabrizio Perri, consulente di parte – avrebbe portato al decesso di Cutrullà. Non riuscendo più a deambulare ed accusando forti dolori, il 42enne di Bivona veniva riportato alle 3.40 in ospedale con gli arti inferiori paralizzati. Altro ingresso con codice verde. Trascorsa un’altra ora e mezza, alle 5.30 del mattino il medico del Pronto soccorso richiedeva una Tac con “mezzo di contrasto addome completo e lombosacrale”. Nel verbale si legge però testualmente che: “Il collega della radiologia si rifiuta di effettuare l’esame in urgenza”. La Tac è stata poi eseguita solo alle 8 del mattino con la formulazione della corretta diagnosi: “dissecazione aortica”. Corsa a Catanzaro ed un lungo, quanto inutile, intervento chirurgico nel tentativo di salvare la vita al paziente. Quanto ha inciso il ritardo della diagnosi nel decesso? Su questo già il gip, Gabriella Lupoli, ne procedimento parallelo, ha rimarcato che nel trasferire Cutrullà a Catanzaro, “inspiegabilmente” non è stato disposto, vista l’urgenza del caso, “il servizio di elisoccorso”, mentre “se la Tac fosse stata eseguita quando richiesta la prima volta al radiologo che indebitamente la rifiutò”, i tempi di avviamento all’intervento chirurgico “si sarebbero ridotti di circa due ore ed ancora di più se fosse stato attivato l’elisoccorso”. Il caso passa ora al giudizio del tribunale monocratico che ha fissato l'inizio del processo per il 7 luglio prossimo. Vincenzo Fiorillo è difeso dall’avvocato Giuseppe Di Renzo.