In dieci anni la crisi ha "annientato" il territorio che prova a partire con i tirocini ma per Luigi Denardo (Cgil) non è questa la soluzione. Il 16 mobilitazione: presente anche SI

In dieci anni sono diecimila i posti di lavoro che si sono persi nel Vibonese. Sono questi i numeri snocciolati dal segretario della Cgil Luigi Denardo che – come riportato sull'edizione odierna della "Gazzetta del Sud" - ha fatto il punto sui devastanti effetti della crisi che dopo dieci anni continua a mietere "vittime" nel Vibonese. "Una crisi all'interno della quale si sta generando un'ulteriore crisi ancora più profonda" e dove per 10mila posti di lavoro sfumati "in termini di consumo al reddito si sono persi "oltre 100 milioni di euro all'anno".

Le tappe. Iniziata dieci anni fa la crisi ha portato alla chiusura di aziende piccole e grandi: dall'impresa Restuccia all'Italcementi e a tutto il suo indotto, dall'ex Nostromo alla Gam di Rombiolo che ha provato a ripartire, ma senza più i numeri e la forza economica del passato, fino ai call center, "avevamo cinque sedi tra Mileto, Stefanaconi e Serra e sono state chiuse, e siamo infatti l'unica provincia a non averne neanche uno". E così anche nel pubblico, con la Provincia dove da 400 dipendenti si è passati ai 100 attuali – "spostando il reddito nelle altre province" - ma anche il trasferimento dell'Ufficio territoriale del Tesoro, i tagli nella scuola, nella sanità, o in ultimo anche i 25 posti che si sono persi al convitto a Vibo di via Parisi. Pubblico e privato, insomma, ha spiegato Denardo, hanno assistito impotenti all'impoverimento e a pagarne le spese il tessuto sociale, sempre più debole e povero. Oggi, quello che resta dunque è un esercito di precari e disoccupati. E sono molti che non possono neanche più contare sugli ammortizzatori sociali

Tirocini. Poi, c'è chi è stato inserito nei percorsi dei tirocini formativi. "E questa – ha spiegato il segretario della Cgil – non può essere la soluzione". E non lo può essere considerato che se i 4/5 sono stati esclusi dalle politiche attive quelli che sono stati immessi per sei mesi nel circuito non hanno alcuna certezza per il futuro. "Questi tirocini – ha sottolineato il sindacalista – potevano essere un'opportunità e quindi potevano rappresentare creazione di occupazione se a coglierli fossero stati i privati, ma per il 90% si tengono nel pubblico e sappiamo bene che il pubblico non può assumere al momento e se accadrà lo farà attraverso concorsi".

Sempre più poveri. Insomma, un esercito di poveri che continua a crescere e nel Vibonese, dove a rientrare nei tirocini, quali ex percettori di ammortizzatori sociali, sono stati circa 400-500. Quanti nei giorni scorsi hanno anche protestato considerato che chiamati a luglio nei vari Enti ad oggi non hanno ricevuto neanche un euro e a gennaio il loro contratto scadrà. Un esercito di fuoriusciti dal mondo del lavoro, con molte persone che ad oggi sono senza reddito, molti che neanche cercano più un lavoro. "Altro che la crisi è finita" incalza Denardo "Così non c'è futuro e quello che serve – spiega – è una politica del lavoro diversa, non servono bonus e palliativi, così come non si può pensare di investire solo su agricoltura e turismo, un settore trainante qui da noi è quello dell'edilizia, da dove c'è stata l'emorragia di posti di lavoro e su questo settore si dovrebbe puntare". In questa direzione, un passo importante per il segretario della Cgil sarebbe quello della costruzione del nuovo ospedale "necessario per rispondere alle esigenze dei cittadini, ma anche un'opportunità di crescita in termini occupazionali".

La mobilitazione. Questo, insomma, il quadro e da qui, intende partire la Cgil che insieme alla Uil sarà a Catanzaro il prossimo 16 novembre per dare voce al disagio della Calabria che non riesce neanche più a sopravvivere. Si chiedono politiche vere per il lavoro. Perché il lavoro e dignità e da qui per Denardo passa la crescita del Vibonese.

Sinistra Italiana. Insieme ai sindacati anche Sinistra Italiana, per come annunciato dal coordinatore provinciale Gernando Marasco. L'Assemblea provinciale di Sinistra Italiana ha infatti, annunciato la totale adesione alla manifestazione indetta dalla Cgil e dalla Uil per il prossimo 16 novembre a Catanzaro, di fronte alla sede della Giunta regionale. "La scelta – spiega Marasco - è significativa: la massima istituzione regionale, nonostante la schiacciante vittoria elettorale, si è rivelata assolutamente incapace di aprire una stagione di cambiamento in Calabria. Anzi le condizioni di vita della popolazione calabrese sono progressivamente peggiorate e la stessa piattaforma rivendicativa dei sindacati esprime la complessità di una vertenza aperta su tutti i fronti: dal lavoro all'ambiente, per passare alla sanità, ai trasporti, alle riforme e agli investimenti". Nel vibonese, spiega Marasco, "subiamo sulla nostra pelle l’aggravante di essere totalmente dimenticati anche dal governo regionale, a cominciare dalla sanità, nonostante i massimi dirigenti siano allineatissimi ai vertici nazionali e regionali del Pd. Allineati a tal punto da allestire ovattate passarelle per Matteo Renzi, che dal faro di Capo Vaticano ha potuto intravedere quella Sicilia dalla quale è in arrivo l’ennesimo iceberg-elettorale per il Partito democratico. I dirigenti locali del Pd sono troppo impegnati a farsi la guerra tra loro, per poter vedere gli effetti di questa amministrazione regionale e del governo nazionale che comunque sostengono entusiasti. Non vogliamo entrare nel merito dello scontro in atto in un partito che non è il nostro; ma dall’esterno ci sembra di assistere a un “congresso perenne” che dura ormai da un anno e mezzo, un’ “assise” dalla quale non emergono proposte politiche ma solo andirivieni di consiglieri comunali". In questi mesi Sinistra Italiana, chiosa il coordinatore, "senza risparmi di energie sta conducendo una forte battaglia di opposizione sociale, con il chiaro obiettivo di un progetto partecipato di totale alternativa al modello di trasversalità governativa consolidatosi nel tempo e rispetto al quale la giunta Oliverio è in perfetta continuità. Stiamo dialogando da mesi con tutte le forze, i partiti e i movimenti che non si riconoscono nelle tre linee politiche esistenti a livello nazionale e le invitiamo a vincere le titubanze e le vecchie sirene uliviste: è il momento di costruire insieme un quarto polo di sinistra che lotti contro le diseguaglianze, l’ingiustizia e la povertà, e che difenda il diritto al lavoro su cui è fondata la Repubblica italiana. Ci sono dodici milioni di italiani che vivono in condizione di povertà o a rischio povertà, quasi 100 milioni in tutta Europa: eppure, il blocco unico delle larghe intese continua a proporre soluzioni che avvantaggiano i più ricchi, le grandi imprese, i leoni della globalizzazione senza regole. Una Sinistra che vuole davvero guardare al futuro deve avere ben chiaro che la radicale redistribuzione delle ricchezze, anche con una riforma fiscale in senso progressivo che colpisca i grandi patrimoni (non la bufala salviniana della flat tax, fatta per i padroni e per chi possiede capitali), è una delle emergenze più importanti da affrontare e mettere in chiaro, in un programma basilare per il governo del Paese. Senza un programma e una prospettiva di sinistra di questo tipo – conclude - rimarremo imprigionati nella plutocrazia, il governo dei più ricchi".