'Ndrangheta, imputato patteggia la pena: si chiude una lunga vicenda giudiziaria (NOME)
Giacomo Lo Surdo, 44 anni, ex leader degli “Arditi”, gruppo ultras della Juventus, ha patteggiato una pena di tre anni e mezzo di carcere e tre anni di libertà vigilata. Con questa decisione si conclude per lui una lunga vicenda giudiziaria legata alle infiltrazioni della ’ndrangheta in Piemonte.
L’indagine, partita dall’analisi dei rapporti tra criminalità organizzata e sindacati locali, ha evidenziato come la ’ndrangheta abbia esteso la sua influenza oltre il calcio, usando anche i gruppi ultras e le sigle sindacali come strumenti di potere e intimidazione. Lo Surdo era accusato di associazione mafiosa e due episodi di estorsione, con collegamenti documentati con l’organizzazione dei fratelli Cosimo Crea tra il 2003 e il 2012.
Le attività criminali, secondo i magistrati, si sarebbero diffuse in diverse zone della cintura torinese, da Moncalieri a Carmagnola, coinvolgendo anche il mondo economico e sociale locale. La Filca-Cisl si è costituita parte civile nel procedimento.
Il processo principale proseguirà il 18 settembre a Torino, con l’esame di figure di spicco dell’inchiesta, tra cui Francesco D’Onofrio, presunto capo della ’ndrangheta piemontese, per cui la procura chiede oltre 12 anni di carcere. Tra gli altri imputati, Domenico Ceravolo rischia 10 anni, Rocco Costa 8 anni e 4 mesi, Antonio Serratore 3 anni e 8 mesi e Claudio Russo quasi 9 anni. Complessivamente, le pene richieste superano i 38 anni di detenzione.
Le indagini hanno mostrato come la ’ndrangheta calabrese controllasse direttamente anche la gestione di biglietti, merchandising e altre attività legate agli ultras, trasformando il tifo in un vero e proprio sistema di guadagni e influenza. Il caso di Lo Surdo conferma quanto il mondo ultras possa intrecciarsi con interessi mafiosi, estendendo la rete criminale oltre i confini tradizionali.
