Diplomi e presunto “diplomificio” nel Vibonese, l’inchiesta “Diacono” torna al via: atti al pm (NOMI)
Il Tribunale annulla il rinvio a giudizio per 51 imputati e restituisce il fascicolo alla Procura per vizi procedurali legati alla riforma Cartabia

Un vizio procedurale rimette indietro le lancette della giustizia e riporta il procedimento alla sua fase iniziale. L’inchiesta “Diacono”, nata dal presunto giro di corruzione legato al rilascio di diplomi attraverso l’accademia “Ars e Scientia” di Stefanaconi, dovrà essere nuovamente istruita dalla Procura. Il Tribunale in composizione collegiale ha infatti disposto la restituzione degli atti al pubblico ministero, annullando il rinvio a giudizio per 51 imputati già disposto nel maggio scorso.
Alla base della decisione vi sono irregolarità procedurali riconducibili alla riforma Cartabia, in particolare la mancata inclusione degli avvisi obbligatori previsti dalla normativa. Un’omissione ritenuta tale da inficiare l’atto e rendere necessario il ritorno alla fase dell’udienza preliminare.
Il procedimento dovrà quindi ripartire da zero sul piano formale: il pubblico ministero sarà chiamato a depositare una nuova richiesta di rinvio a giudizio conforme ai requisiti previsti dalla legge. Un passaggio che comporta un inevitabile allungamento dei tempi processuali e riporta al centro il tema della durata dei procedimenti.
L’indagine, avviata nel marzo 2021, ipotizza un sistema di rilascio di titoli di studio e master in cambio di denaro o utilità, attraverso l’istituto “Ars e Scientia”. Le contestazioni comprendono, a vario titolo, corruzione, falso in atto pubblico e autoriciclaggio.
Tra i principali indagati figurano Michele Licata, Davide Licata, Dimitri Licata, Jgor Licata, Michela Licata, Carmine Caratozzolo e Christian Piscitelli, indicati come promotori e organizzatori del presunto sodalizio. Tra i partecipi risultano invece Patrizia Fazzari, Rosa Cilea, Domenico Califano e Rossella Marzano.
Il nuovo stop apre anche uno scenario legato ai tempi della prescrizione, alla luce della durata complessiva dell’inchiesta e del rallentamento imposto dalla decisione del Tribunale.
