Sia chiaro: l’istituto della riparazione per ingiusta detenzione è espressione dei principi di solidarietà sociale e dei valori di civiltà giuridica in virtù dei quali, in un ordinamento democratico, chi sia stato ingiustamente privato della libertà personale ha diritto a una congrua riparazione per i danni morali e materiali subiti.

Ma per quanto riguarda la Calabria, un quadro allarmante lo fornisce il Ministero della Giustizia, che con dati aggiornati a maggio 2023, ha relazionato al Parlamento in merito alle misure cautelari e riparazione per ingiusta detenzione.

“Quanto ai dati relativi ai provvedimenti di riconoscimento del diritto alla riparazione per ingiusta detenzione – si legge nel documento – dall’analisi svolta dall’Ispettorato generale del ministero emerge che la serie storica del numero complessivo dei procedimenti sopravvenuti per conseguire un riconoscimento per riparazione per ingiusta detenzione negli anni 2018-2022 mostra una sostanziale stabilità, ad eccezione forse dell’anno 2020 per il quale si registra il numero più contenuto. I distretti più significativi quanto ad entità numerica sono quelli di Napoli, Reggio Calabria, Catanzaro e Roma”.

Nel report redatto dal Ministero della Giustizia - Dipartimento per gli Affari di Giustizia, direzione Generale degli Affari Interni – i dati più preoccupanti sono quello che riguardano i pagamenti per riparazione per ingiusta detenzione.

Nel 2022, su un totale di 27.378.085 euro rimborsati su scala nazionale a coloro che hanno subito un’ingiusta detenzione, ben 10.312.205 euro sono stati rimborsati a Reggio Calabria, “appena” euro 871.942 a Catanzaro contro gli euro 10.378.138 del 2018.