'Ndrangheta e voto di scambio, prosciolto ex consigliere regionale della Calabria (NOME e FOTO)
Il capitolo giudiziario si chiude con una sentenza di non doversi procedere. Secondo il giudice le accuse di scambio politico-mafioso mosse dalla Procura non potevano dar luogo a un nuovo procedimento
Si chiude con una sentenza di non doversi procedere il capitolo giudiziario che vedeva protagonista Alessandro Nicolò, l'ex vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria, finito sotto la lente d'ingrandimento per una presunta promessa di voti in occasione delle elezioni regionali del 2020.
Il Gup di Reggio Calabria, Andrea Iacovelli, ha accolto le tesi difensive, rilevando un vizio di natura procedurale fondamentale: il bis in idem. Secondo il giudice, infatti, le accuse di scambio politico-mafioso mosse dalla Procura distrettuale antimafia non potevano dar luogo a un nuovo procedimento, essendo già "assorbite" nella precedente e più vasta inchiesta denominata “Libro nero”. In quel contesto, Nicolò risulta già imputato e sotto processo per fatti analoghi, rendendo giuridicamente impossibile procedere una seconda volta per i medesimi profili di contestazione.

Soddisfazione è stata espressa dal collegio difensivo di Nicolò, composto dagli avvocati Corrado Politi e Renato Milasi, che hanno visto confermata l'eccezione sulla sovrapposizione delle due indagini.
Il provvedimento del Gup non ha riguardato solo l'ex esponente politico. Nell'ambito del medesimo filone d'indagine, ribattezzato “Millennium”, il giudice ha emesso una sentenza di non luogo a procedere per altri due indagati: Claudio Colella (69 anni, di Sinopoli) e Francesco Nicolò (62 anni, di Reggio Calabria). Per entrambi, il magistrato ha stabilito il proscioglimento con la formula più ampia, ovvero "per non aver commesso il fatto", azzerando di fatto le ipotesi accusatorie che li vedevano coinvolti nell'inchiesta.
