SORIANO CALABRO – Il decreto di scioglimento del Comune e le relative motivazioni hanno prodotto, secondo l’ex sindaco Vincenzo De Nardo, un danno che travalica la dimensione politica e amministrativa, investendo l’intera comunità. In una lunga e articolata replica indirizzata ai cittadini, l’ex primo cittadino parla di una decisione che avrebbe “apportato un grave pregiudizio, non solo ai membri di questa Amministrazione, all’intero Consiglio Comunale (maggioranza e opposizione) ma ai cittadini e alla collettività intera”.

Per De Nardo, il rischio è quello di una stigmatizzazione dell’intero paese: “Si tratta, infatti, di una piccola comunità che rischia di essere marchiata sulla base di mere presunzioni, prive di fondamento giuridico e di riscontro concreto”. Pur ribadendo il rispetto per le istituzioni e per l’operato degli organi di vigilanza, l’ex sindaco afferma che “sentiamo il dovere morale ed istituzionale di dissentire di fronte all’attribuzione di una falsa etichetta, costruita più sul sospetto e sul pregiudizio, che sulla verità”.

“Una macchina del fango” durante la campagna elettorale

Nel documento, De Nardo ripercorre anche la fase elettorale, che individua come origine di un clima di forte contrapposizione. “L’esordio di questa vicenda coincide con il momento in cui viene ufficialmente presentata la lista ‘Soriano Futura’”, scrive, denunciando “una sistematica e violenta campagna di delegittimazione politica, diffamazione personale e denigrazione umana”.

Secondo l’ex sindaco, si sarebbe trattato di “una macchina del fango alimentata da decine e decine di lettere anonime, esposti, insinuazioni e segnalazioni”, fino a circa “cento esposti”, numero che definisce “esorbitante”. “L’obiettivo era evidente: non confrontarsi democraticamente con il voto dei cittadini, ma tentare di condizionarlo attraverso una campagna mediatica immorale e illegittima”, afferma ancora.

De Nardo aggiunge che, nel tempo, tale strategia avrebbe coinvolto anche soggetti esterni alla competizione politica, definiti come “politicamente defenestrati”, mossi da “rancore personale e volontà di rivalsa”.

Le contestazioni della relazione e la replica

Uno dei punti più delicati riguarda le presunte pressioni durante il voto. L’ex sindaco definisce “prive di alcun concreto riscontro” le ricostruzioni relative a episodi di condizionamento nei pressi dei seggi. “Nei giorni delle votazioni – sostiene – le forze dell’ordine erano costantemente presenti e non risultano episodi intimidatori idonei ad alterare il libero esercizio del voto”.

Anche sulla presunta aggressione denunciata in campagna elettorale, De Nardo parla di una ricostruzione “priva di elementi oggettivi”, riconducendola a un “confronto verbale” legato a vicende personali e all’uso di profili social falsi.

Affidamenti, beni confiscati e gestione amministrativa

Ampia parte della replica è dedicata alle osservazioni sugli affidamenti comunali. De Nardo sostiene che le ditte indicate come “controindicate” avessero già operato durante la gestione commissariale senza rilievi. “Alcune di queste Ditte continuano ancora oggi a fornire servizi all’ente”, sottolinea.

Analoga difesa riguarda la procedura sui beni confiscati, definita “interamente istruita e sostanzialmente definita durante il periodo commissariale”, e mai concretamente attuata dalla società interessata.

Sulla demolizione di un immobile abusivo, l’ex sindaco ricorda che si tratta di una vicenda ultradecennale, conclusa con l’acquisizione al patrimonio comunale dopo l’inottemperanza all’ordinanza.

Scelte amministrative e responsabilità tecniche

De Nardo respinge anche le contestazioni su concorsi, SUAP e procedimenti amministrativi, richiamando la distinzione tra indirizzo politico e gestione tecnica: “Le verifiche antimafia e la gestione dei procedimenti rientrano nella competenza esclusiva dei responsabili di servizio e non degli organi politici”.

La conclusione: “Condannati sul sospetto”

In chiusura, l’ex sindaco contesta alla base il metodo stesso che ha portato allo scioglimento: “Una misura di estrema gravità non può fondarsi su un quadro fattuale non dimostrato, ma su ricostruzioni congetturali o automatismi privi di riscontro”.

E ribadisce: “Una comunità non può essere condannata sulla base del sospetto”.