I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Catanzaro hanno dato esecuzione a due provvedimenti di ripristino della misura cautelare in carcere, emessi dal locale Tribunale del Riesame, nei confronti di due soggetti ritenuti responsabili di “associazione di tipo mafioso”, nonché di “estorsione” e “lesioni personali”, aggravati dal metodo mafioso.

I due erano stati già arrestati il 27 febbraio scorso unitamente ad altre ventuno persone, a vario titolo gravemente indiziate di “associazione di tipo mafioso”, “estorsione”, “rapina”, “usura”, “lesioni personali”, “truffa”, “associazione per delinquere” “autoriciclaggio” e “trasferimento fraudolento di valori”, reati anche aggravati dalle finalità e/o modalità mafiose. Nei loro confronti, il Tribunale del Riesame aveva parzialmente riformato il provvedimento cautelare, ritenendo la carenza della gravità indiziaria di reità relativamente alle ipotesi delittuose dell’associazione di tipo mafioso ed all’aggravante delle cd. modalità mafiose.

Contro tale provvedimento, la Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia ha proposto ricorso per cassazione: la Suprema Corte, nel luglio scorso, ha annullato con rinvio l’ordinanza del Tribunale del Riesame. Il Tribunale del Riesame, in sede di rinvio, ha confermato l’originaria ordinanza del gip rispetto tanto alla contestazione relativa all’appartenenza all’associazione mafiosa, localmente denominata “clan di Gagliano”, quanto all’aggravante dell’utilizzo del metodo mafioso, disponendo quindi la custodia cautelare in carcere.