A due anni di distanza dall’ipotesi di reato di "rifiuto di atti d’ufficio" nei confronti di Onofrio Maragò, all’epoca dei fatti sindaco del Comune di Sant’Onofrio, e dal successivo rinvio a giudizio, il Tribunale di Vibo Valentia, in composizione collegiale, ha emesso la sentenza di assoluzione perché "il fatto non sussiste". Tutto ha avuto inizio dal contenuto di due “lettere anonime”, "il cui contenuto “denigratorio” - afferma Maragò - è stato ritenuto meritevole di attenzione e di indagine. In più occasioni, quando mi è stata data la possibilità di farlo, ho cercato di chiarire la questione che mi veniva contestata, proponendo delle memorie con chiari ed oggettivi riferimenti normativi".

Maragò è stato imputato di avere omesso di emettere le ordinanze di quarantena a seguito delle prescrizioni inviate dal Dipartimento di prevenzione dell’Aspdi Vibo Valentia. L’ipotesi accusatoria, sostenuta anche nel dibattimento processuale, è stata fondata sul fatto che alle “proposte” dell’Asp l'allora primo cittadino avesse volutamente rifiutato di emettere un provvedimento nella forma di "ordinanza sindacale” nei confronti dei cittadini segnalati.

Il 14 aprile, l’Ufficio della Procura ha formulato una proposta di assoluzione nei suoi confronti adducendo che, da quanto emerso nella fase processuale,  l'allora sindaco è stato esente da responsabilità sia oggettive, in quanto non vi era alcun obbligo ad emettere le ordinanze di quarantena, che soggettive, in quanto a seguito delle disposizioni dell’Asp, Maragò ha proceduto a dare informazioni ed assistenza ai cittadini investiti dal provvedimento di quarantena fiduciaria, grazie al fattivo e prezioso contributo dei volontari della protezione civile dell’Associazione Augustus Sakura di Sant’Onofrio prontamente attivati fin dall’inizio dell’emergenza. La sentenza emessa dal Tribunale di Vibo Valentia ha confermato, quindi, quanto richiesto dalla difesa e dalla pubblica accusa: assoluzione perché il fatto non sussiste.

"Ho atteso due anni - ha commentato Maragò - con forti momenti di ansia e preoccupazione che hanno segnato la mia vita personale e professionale. Nel frattempo non sono stato confermato nella carica di sindaco nel corso delle consultazioni dell’ottobre 2021. Ma il procedimento penale è andato avanti prima davanti al Gup e poi in Tribunale. Sono riconoscente a molti concittadini e amici che hanno sempre dimostrato la loro fiducia in me, e in modo particolare sono grato per il grande contributo professionale ed umano dimostrato dagli avvocati Domenico Arena e Maria Teresa Maragò, soprattutto a quest’ultima punto di riferimento costante della linea difensiva. Nel corso del dibattimento processuale abbiamo avuto modo di dimostrare i punti deboli presentati dall’Ufficio della Procura, sia con la presentazione di atti e documenti specifici sia con le informazioni acquisite tramite le diverse deposizioni. Mi rimane il ricordo delle molte nottate e giornate vissute con ansia; il ricordo del nervosismo e dell’irritazione che in molte occasioni mi assalivano e di come venivo puntualmente placato dai miei difensori, i quali più di tutti hanno dovuto sopportare le mie tesi e la mia testardaggine. Mi rimane lo sconcerto per quanto scritto sul mio conto da chi ha condotto le indagini, secondo cui sarebbe occorsa una misura cautelare nei miei confronti a fronte di accuse gravissime che la Procura ha deciso di non assecondare. Mi rimane la delusione per l’ignavia dimostrata dall’Anci della Calabria nella persona del suo presidente, il sindaco di Rende, a fronte di una richiesta formale di sostegno. Mi rimane, su tutto, il volto e le parole di quei tanti che mi sono stati vicino e che hanno continuato ad avere fiducia in me e nelle mie capacità".