Il sistema della sanità territoriale vibonese ha raggiunto il punto di rottura. La Fondazione "Casa della Carità" lancia un grido d’allarme drammatico: da settembre non vengono corrisposti i pagamenti per le prestazioni già regolarmente erogate, una situazione che mette a serio rischio la sopravvivenza stessa dei servizi riabilitativi.

Senza un intervento immediato, la sospensione delle terapie diventerà inevitabile, con ripercussioni devastanti per gli utenti e le loro famiglie, colpendo in particolar modo i pazienti più piccoli.

Il quadro clinico del territorio è segnato da numeri pesantissimi: si stimano infatti oltre 40.000 ore di terapia necessarie che restano ancora oggi senza risposta a causa delle liste d'attesa sature.

A questo si aggiunge un iter amministrativo che appare infinito: nel 2017 era stata avviata una prima richiesta di ampliamento delle prestazioni, successivamente negata, nel 2021 la procedura è stata riattivata, arrivando a una conclusione formale nell’aprile 2025 e a oggi, 27 marzo 2026, non è ancora pervenuta alcuna comunicazione ufficiale in merito.

Sono 45 gli operatori che ogni giorno garantiscono professionalità e assistenza, la cui stabilità lavorativa è oggi minacciata da una gestione finanziaria non più sostenibile. "Chiediamo solo normalità," spiegano dalla Fondazione, "normalità nelle procedure, nel rispetto dei bisogni di cura e degli impegni contrattuali".

La Fondazione sottolinea come la Casa della Carità sia un bene comune da tutelare, ribadendo di non pretendere privilegi, ma solo le condizioni ordinarie per poter continuare a svolgere un servizio essenziale per l'intera provincia.

Per accendere i riflettori su questa crisi, è stata indetta per domani una mobilitazione pubblica. L’appuntamento è fissato per le ore 12:00 davanti all’Ospedale G. Jazzolino di Vibo Valentia. Qui, gli operatori e le famiglie si uniranno al presidio già indetto dall’Osservatorio Civico per esigere risposte concrete e immediate dalle autorità competenti.