La corsa di Pasquale Tridico è finita. La corsa, ma sarebbe meglio dire, la rincorsa mai iniziata a caccia del governatore uscente  e del centrodestra che, inevitabilmente, hanno dato prova di una maggiore organizzazione politica, di un radicamento più capillare sui territori oltre che del generale apprezzamento per il governo regionale uscente e per lo stesso Roberto Occhiuto. Certo, i tempi sono stati stretti, ma dopo quattro anni, un'opposizione degna di questo nome non può farsi trovare così impreparata e farsi staccare di 16 punti percentuali, salvo appellarsi al fattore dell'astensione che, peraltro, vale per tutti.

In politica, è vero, le somme non danno mai il totale. L'aritmetica perde i propri crismi. Ma qualche calcolo va pur fatto in determinate contingenze. Altrimenti tutto sembra accadere per caso, ed essere frutto di una strana aleatorietà.

Tridico ottiene una percentuale che è inferiore e non superiore a quella che l'area di centrosinistra, pur con tre candidati -Bruni, De Magistris ed Oliverio -ottenne nel 2021. L'unità intorno al presupposto del cavallo vincente, proveniente da Bruxelles,  dove è pronto a ritornare, non c'è stata. A poco sono valsi gli stage in America, le esperienze professionali all'estero, la spocchia -si quella spesso si è avvertita -del docente universitario fuori contesto. E i dati sono impietosi oltre ogni possibile ragionamento, oltre ogni tentativo di affidarsi ad alchimie numeriche e non che possano motivare una disfatta, figlia pure di qualche bufala clamorosa: le tre province, Diamante e la costa degli Dei e così via. Ma sia chiaro, l'insuccesso non è una responsabilità solo del candidato a governatore.

Il voto ha azzerato il campo largo in Calabria (e non solo). E si è rivelato soltanto il tentativo da parte di alcuni di salvaguardare la propria poltroncina. Tentativo non riuscito in diversi contesti.

Nel centrodestra, le liste non sono state costruite a misura di candidato. Lo dicono i dati. Battaglia all'ultimo voto in Forza Italia, nella lista Occhiuto, in Fratelli d'Italia, per un seggio. Altrove, probabilmente, si erano fatti troppi calcoli. A proposito: vince una renziana grazie al quorum tutto calendiano nella Casa riformista, dove De Nisi e Graziano hanno portato da soli il 2% dei voti, rimanendo entrambi fuori dall'Astronave. E se quel 2% fosse finito in una delle liste più fragili del centrodestra? Magari, dato il vento favorevole, avrebbe garantito pure un seggio? Chissà!

Qualcuno ha fatto troppi calcoli, qualche altro, nessuno. E' il caso del centrosinistra vibonese. Una marea di candidati. Tre, anche abbastanza radicati, nella sola area Pd. Due assessori dell'esecutivo guidato dal sindaco del capoluogo Enzo Romeo. Tutti bocciati in malo modo a prescindere dal buon risultato in città, utile soltanto in una probabile resa dei conti interna. L'obiettivo del seggio, infatti, è distante migliaia di voti. Per tutti, tranne che per uno: Antonio Lo Schiavo, l'uscente consigliere regionale di Avs, boicottato in ogni modo dall'amministrazione vibonese e rimasto fuori per qualche centinaio di preferenze. In città -si legga con attenzione questo dato -il suo diretto concorrente catanzarese ottiene circa 150 voti. In caso di quorum, sarebbero stati letali.

Numeri a parte, c'è da chiedersi da dove ricominciare. Se nelle altre circostanze c'erano le macerie, questa volta il ciclone Occhiuto ha spazzato via pure quelle. E all'area progressista non rimane che un nonnulla, se si esclude -pur con tanti limiti -l'organizzazione interna del Partito democratico che, dal Pollino allo Stretto, a differenza di altri, sembra (è) un partito. Anche lì, però, le oltre 12mila preferenze di Ernesto Alecci sembrano aprire una nuova stagione che la "faida" Irto-Falcomatà potrebbe accelerare. Chi vivrà, vedrà.

E Tridico? E' già in volo verso Bruxelles, altro che amore sconfinato per la Calabria e quadretti familiari a Scala Coeli! Il suo impegno non è bastato al cospetto di un Movimento Cinquestelle che, reddito di dignità ed esenzione dal bollo auto a parte, ha saputo dargli pochi spunti per la campagna elettorale.

Non è un'attenuante nemmeno la mezza bufala che continua a circolare sul mega astensionismo che metterebbe indubbio, addirittura, la legittimità del voto popolare. I residenti in Calabria sono 1.8 milioni. Si badi bene, anche il dato dei votanti sui quali viene effettuato il calcolo dell'affluenza è pari a quella cifra. Ovvio, che il dato sia falsato. Nelle liste ci sono almeno 350mila persone residenti all'estero con diritto di voto. Senza loro, si sarebbe già ampiamente al di sopra del 50% al quale va aggiunta la quota di studenti fuori sede. Circa 200mila. Loro si, da recuperare magari dopo gli studi per dare una speranza a questa terra. Peraltro, neanche se avesse votato il 10% in più degli aventi diritto, cioè ulteriori 80mila persone, sarebbe cambiato l'esito. Il distacco tra Tridico e Occhiuto è decisamente più ampio.

Ergo, basta pretesti. Si riconosca la vittoria all'avversario politico che un merito lo ha avuto: ha parlato di quello che in questi anni aveva fatto. Occhiuto, comunicazione social a parte, è riuscito a far prevalere i fatti alle parole, alle chiacchiere e alla filosofia (nel senso meno nobile del termine).