Si delinea l'assetto processuale per i ventidue indagati coinvolti nell'inchiesta "Minosse" della Procura di Catanzaro, che ha scoperchiato un presunto sistema di gestione illecita e clientelare nell’assegnazione delle case popolari da parte dell’Aterp (Azienda Territoriale per l'Edilizia Residenziale Pubblica), a danno di famiglie in graduatoria.

L'udienza preliminare, svoltasi davanti al Gup Gilda Danila Romano, ha visto gli imputati prendere strade processuali diverse.

Riti alternativi: abbreviato e patteggiamento

Quattro imputati hanno optato per il rito abbreviato. Si tratta del responsabile del distretto Aterp di Catanzaro, Domenico Albino (68 anni, Lamezia), del consigliere comunale di Catanzaro Sergio Costanzo (59 anni), di Teresa Mancuso (71 anni, Catanzaro) e di Saverio Mensica (50 anni, Catanzaro). Per loro, il procedimento è stato aggiornato al 16 febbraio, data in cui saranno formulate le richieste del Pubblico Ministero e del difensore dell’Aterp, costituitasi parte civile nel processo. Non è stata ammessa invece la costituzione di parte civile del sindacato Sunia.

Ha scelto di definire la sua posizione con una richiesta di patteggiamento Raffaela Trapuzzano (66 anni, Lamezia).

I 17 Verso il Rinvio a Giudizio

Il Pubblico Ministero Saverio Sapia ha rinnovato la richiesta di rinvio a giudizio per i restanti 17 imputati, per i quali l'udienza preliminare proseguirà il 16 gennaio. Questi affronteranno il rito ordinario:

  • Gianluca Bevilacqua, alias “Core malato” (45 anni, Catanzaro);
  • Silvana Bevilacqua (44 anni, Catanzaro);
  • Vincenzo Celi (62 anni, Catanzaro), ex dirigente Aterp;
  • Rodolfo Chillà (56 anni, Catanzaro);
  • Andrea Curcio (22 anni, Catanzaro);
  • Cesare Curcio, alias Cesarino (61 anni, Catanzaro);
  • Rita De Fazio (65 anni, Catanzaro);
  • Raffaele Fera (64 anni, Catanzaro);
  • Alberto Froio (28 anni, Soverato);
  • Pantaleone Froio (66 anni, Catanzaro);
  • Giuseppe Grande (61 anni, Botricello), vigile urbano;
  • Ivan L’Arocca (56 anni, Catanzaro), vigile urbano;
  • Domenico Pio Masciari (23 anni, Catanzaro);
  • Gerardo Masciari, detto Nino (45 anni, Catanzaro);
  • Vittorio Pace (66 anni, Catanzaro);
  • Franca Passalacqua (58 anni, Catanzaro);
  • Concetta Raffa, detta Cettina (59 anni, Catanzaro), dipendente Aterp.

Le accuse e il sistema di favori

Le ipotesi di reato contestate, a vario titolo, spaziano dall'associazione finalizzata a commettere falsi materiali e ideologici da pubblico ufficiale, alla corruzione, concussione, omissione di atti d’ufficio, induzione indebita, tentato peculato, tentata truffa aggravata e violazioni elettorali.

Secondo l'accusa, il sistema si basava su una fitta rete di connivenze tra politica e amministrazione, finalizzata a pilotare assegnazioni e regolarizzazioni illecite. I dipendenti Aterp avrebbero omesso di avviare le procedure di decadenza del contratto per morosità cronica o di procedere agli sgomberi di occupazioni abusive da parte di parenti ed eredi di assegnatari defunti.

Figure apicali nel sistema sarebbero state l'ex dirigente Vincenzo Celi, che avrebbe coordinato le attività suggerendo le modalità per redigere documentazioni false, e il consigliere comunale Sergio Costanzo (esponente di Forza Italia, la cui misura cautelare era stata annullata dal Riesame), che avrebbe agito da anello di congiunzione tra i cittadini interessati e i funzionari Aterp, sfruttando consolidate amicizie nell'Ente.

In questo quadro, Domenico Albino e la dipendente Concetta Raffa (accusata di aver redatto atti ideologicamente falsi) avrebbero gestito le pratiche segnalate dal consigliere. In particolare, la Raffa, su richiesta del Costanzo, avrebbe omesso di attivare la procedura di diffida e querela per un parente di Saverio Mensica che occupava abusivamente un alloggio.

Il filone politico ipotizza che il consigliere Costanzo avrebbe promesso la regolarizzazione degli alloggi in cambio di sostegno elettorale per due candidati alle Europee 2024, coinvolgendo in questo patto Mensica, Rodolfo Chillà e Vittorio Pace.

L'indagine ha coinvolto anche i vigili urbani Giuseppe Grande (Botricello) e Ivan L’Arocca (Catanzaro), accusati di aver falsamente attestato in atti pubblici la stabile presenza di un soggetto in un alloggio per legittimarne la permanenza.