Vibo, la scritta in latino sul tribunale verso il restauro
Vinta la battaglia dello studioso Imperio Assisi e del comitato "Pro difesa patrimonio culturale Vibo"
Disco verde al restauro della scritta in latino incisa sul frontone del palazzo di giustizia. Il tutto grazie al comitato “Pro difesa patrimonio culturale Vibo”, capeggiato dallo studioso Imperio Assisi, direttore della rivista “Il Normanno '85”, e composto da decine di intellettuali, amministratori e professionisti di ogni genere impegnati da circa nel tentativo di evitare che quanto consegnatoci dai decenni passati potesse andare perduto. La frase è un solenne tassello della storia giuridica vibonese . Il testo latino – suprema moderante justitia fortunam stabilem civitates fingunt coeterisque suffultae sororibus ad maiora fidentia lumina tendunt – è stato tradotto già diverse volte. A cimentarsi per primo fu negli anni '60 Giovanbattista Fortuna. Una traduzione sottilmente rivisitata da altri studiosi nel 2014. Giacinto Namia, Imperio Assisi e Carmela Marazzita hanno, infatti, ricomposto in questo modo le “tessere” del mosaico: “Là dove la giustizia è la suprema moderatrice, gli stati pervengono ad un benessere ben saldo e col sostegno degli altri stati simili volgono lo sguardo fiducioso ai destini più grandi”. Due anni più tardi, lo stesso grecista Giacinto Namia ne avrebbe dato addirittura una terza versione: “Lá dove la giustizia è suprema reggitrice (della cosa pubblica) le città creano una fortuna stabile e, sostenute dalle altre sorelle, tendono lo sguardo fiducioso verso mete più alte”.
Tre diversi modi di rendere in italiano quei caratteri sbiaditi che presto troveranno adeguato restauro. Parole forse risalenti a Marco Tullio Cicerone, a Flavio Magno Aurelio Cassiodoro o, più semplicemente, secondo Imperio Assisi, "ad un grande latinista vibonese, il sacerdote Emanuele Bucciarelli, parente del ministro ai Lavori pubblici dell'epoca fascista Luigi Razza cui si deve la costruzione del palazzo di giustizia in città".
