'Ndrangheta e appalti, parte il processo con 40 imputati
Le condizioni di lavoro nei cantieri dei subappalti per le ferrovie – parte lesa di questa storia – con un’inchiesta delle direzione distrettuale antimafia di Milano che nel 2022 portò in carcere 15 persone e ne indagò più del doppio con accuse pesanti: “416 bis primo comma” dunque associazione a delinquere con la finalità di “agevolare“ associazioni mafiose, riciclaggio e reati fiscali pesanti che già allora causarono il sequestro per equivalente di oltre 6,5 milioni di euro di beni.
L’intreccio fra imprese e criminalità organizzata che secondo l’accusa di sublimava in lavori realizzati da società conniventi è il cuore del processo che vede oggi a Varese quaranta imputati (sono per la maggiore persone fisiche rispondenti a nomi e cognomi per condotte personali, ma vi sono anche amministratori di società chiamate a rispondere per la responsabilità d’impresa) difesi da altrettanti legali che hanno sottoposto il collegio presieduto dal giudice Andrea Crema ad un importante fuoco di fila di eccezioni preliminari sulla competenza territoriale del tribunale (richiesta quella del tribunale di Catanzaro), così da assicurare il diritto costituzionalmente garantito del “giudice naturale“ per ciascun imputato. E dunque un’udienza apertasi prima delle 10 ha monopolizzato i tempi fino quasi a sfiorare le 13, con la corte che si è riservata di decidere e ha fissato una prima data per marzo, quando si saprà se il processo potrà venir celebrato a Varese.
Il processo a Varese - si scrive oggi Varesenews - riguarda alcune delle posizioni residuali del principale troncone milanese e vede 40 imputati, alcuni dei quali “per aver preso parte, con numerosi altri soggetti, con i ruoli e le funzioni di seguito specificati, ad una associazione per delinquere, operante tra Varese e Milano e zone limitrofe nonché sull’intero territorio nazionale avente solidi e perduranti legami con l’organizzazione criminale avente struttura unitaria denominata ‘ndrangheta, nella sua articolazione di Nicoscia cosca dapprima organica poi contrapposta (dal 2004) e dal 2010 rappacificarsi, con quella degli Arena di Isola Capo Rizzuto“. Una associazione che – continua il capo d’importazione – “fonda il proprio acquisito ed incontrastato po economico e quindi la sua unità e tenuta, su solide e “storiche” alleanze fra gruppi imprenditoriali gli uni che, da un lato, si gestiscono in regime di sostanziale monopolio l’aggiudicazione delle commesse per i lavori di armamento e manutenzione della rete ferroviaria italiana direttamente da R.F.I. spa,“, e gli altri con “distacco della manodopera e nolo ‘ a freddo’ dei mezzi”. Lavori che riguardavano manutenzione ed armamento della rete ferroviaria che serve svariate regioni, tra cui Lombardia, Veneto, Abruzzo, Lazio, Campania, Calabria e Sicilia, come contestato dagli investigatori.
