Uccisero l'amante della madre a Galatro, due fratelli arrestati nel Vibonese (NOMI-FOTO)
Secondo i carabinieri alla base dell'omicidio che è costato la vita a Michele Franzè nel gennaio del 2014 ci sarebbero dissidi privati ed economici tra la vittima e gli indagati
I carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro, collaborati dal Comando provinciale di Vibo Valentia, hanno arrestato nella frazione Monsoreto di Dinami due fratelli. Si tratta di Daniele e Giuseppe Matalone, rispettivamente 27 e 30 anni, Sono ritenuti i responsabili, a titolo di concorso, dell'omicidio di Michele Franzè, classe '48, ucciso a colpi d'arma da fuoco il 9 gennaio del 2014 nella sua abitazione rurale sita in contrada Salice nel Comune di Galatro.
Omicidio premeditato. I provvedimenti emessi dal gip del Tribunale di Palmi seguono una complessa attività d'indagine condotta dai carabinieri del Norm di Gioia Tauro sotto il coordinamento della Procura di Palmi. Le indagini, avviate subito dopo il grave fatto di sangue, hanno consentito di ricostruire la dinamica dell'omicidio e individuare i presunti responsabili. I militari ritengono infatti di aver raccolto elementi gravemente indizianti a carico dei fratelli Matalone, figli di Filomena Sirgiovanni, donna legata da una relazione sentimentale con la vittima. I reati contestati nello specifico sono quelli di concorso in omicidio, aggravato dalla premeditazione, nonché il reato di detenzione e porto illegale di arma da fuoco in concorso.
Il movente. Le indagini, che si sono avvalse di una cospicua attività di intercettazione telefonica ed ambientale integrata dalle numerose escussioni testimoniali, hanno permesso pertanto di accertare, quale movente del delitto, l’esistenza di dissidi privati ed economici tra gli indagati e la vittima, dissidi acuitisi nel periodo antecedente all’omicidio e legati anche alla scelta di Franzè di non elargire più denaro in favore del nucleo familiare della donna.
I falsi alibi. "Nel corso delle investigazioni - si legge in una nota dei carabinieri - sono state raccolte numerose fonti di prova che hanno consentito innanzitutto di collocare i due indagati nel luogo dell’omicidio in un arco temporale compatibile con l’ora di commissione del delitto. Inoltre, l’attenta attività esegetica delle dichiarazioni rese dai testimoni e l’analisi del contenuto delle intercettazioni captate hanno permesso di smascherare il piano elaborato dagli indagati e finalizzato a costruirsi falsi alibi che potessero di volta in volta giustificare gli indizi emersi nei loro confronti". In particolare i fratelli Matalone avevano tentato di giustificare le tracce di polvere da sparo, rinvenute sui loro indumenti poco dopo l’omicidio, con il fatto di essersi recati il giorno prima ad una battuta di caccia, circostanza, questa, non riscontrata dagli investigatori che invece sono riusciti a dimostrarne l’infondatezza. Daniele Matalone aveva in un secondo momento, provato a confutare l’ipotesi investigativa secondo cui i colpi di arma da fuoco diretti verso Franzè potevano aver investito anche il killer o i killer che avevano imbracciato l’arma del delitto. Per giustificare una ferita rilevata sulla sua fronte nell’immediatezza dei fatti, riferiva di essersela procurata a seguito di un incidente sul lavoro occorsogli il giorno precedente all’omicidio. "Anche in questo caso le indagini - riferiscono i carabinieri - consentivano di dimostrare che quanto dichiarato dal Matalone non corrispondesse alla verità, questo a riprova del tentativo, ormai vano, di trovare alibi che potessero scagionarli". Gli arrestati, al termine delle formalità di rito, sono stati portati nella Casa Circondariale di Vibo Valentia, in attesa di essere sottoposti ad interrogatorio di garanzia.
